Economia, quello che non si vuole vedere

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Nicola Salvagnin

Diceva qualche giorno fa un funzionario dell’Unicef: “Il mondo sta facendo grandi progressi nella lotta contro le morti precoci di bambini per problemi connessi alla fame. Siamo passati in non molti anni da 20 milioni di decessi ogni anno, a 5,5”. Evviva evviva!!!, “solo” 5,5 milioni di bambini ogni anno muoiono nel mondo per problemi connessi alla denutrizione… Dall’Africa Occidentale al Sahel, dallo Yemen al sudest asiatico, un’epidemia non virale fa una simile strage. Immaginatevi solo se in Europa qualcosa provocasse la morte di 5,5 milioni di minori in un anno: penseremmo alla fine del mondo, all’Armageddon.

Ma in questo pianeta vivono due mondi che non si somigliano nemmeno un po’, a poche ore di volo l’uno dall’altro, spesso a pochi metri di distanza tra i quartieri di lusso delle città e le orrende bidonville che li circondano. Il nostro mondo si permette il lusso di gettare tra il 20 e il 30% di ciò che produce perché non si vende, perché “scade” o deperisce, perché c’è sovrapproduzione, perché… Nel nostro mondo la causa numero uno di morte è data dai problemi connessi alla sovralimentazione. Nel nostro mondo consumiamo in media 250 litri di splendida acqua potabile a testa ogni giorno, che finisce nelle fogne. Nel nostro mondo osiamo criticare quei vaccini che hanno debellato quei morbi che, nell’altro mondo, ancora falcidiano soprattutto i più deboli. Nel nostro mondo uno dei problemi che non sappiamo più risolvere è quello della raccolta dei… rifiuti: parola che nelle campagne padane (e non solo) abbiamo imparato a pronunciare solo cinquant’anni fa. Ora ci sommergono.

Poi arriva qualcuno a dire che i poveri non esistono perché i ristoranti sono sempre pieni. Già: occhio non vede, cuore non duole.

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