Papa in Giappone, “Dalla nostra terra il grido della pace e il no alle armi nucleari”

Condividi questo articolo sui social o stampalo

M. Chiara Biagioni

La tragedia della guerra, la devastazione causata dall’uso delle armi nucleari, i disastri ambientali, la contaminazione della terra. La storia del Giappone ha molto da dire: è un monito di pace per l’umanità e un grido per la protezione del pianeta. Quando Giovanni Paolo II venne in questo Paese nel 1981, ad Hiroshima disse: “la guerra è opera dell’uomo. La guerra è distruzione della vita umana. La guerra è morte”. A condurci tappa per tappa nel viaggio che Papa Francesco farà in questa terra, dal 23 al 26 novembre, è mons. Paul Yoshinao Otsuka, vescovo di Kyoto e coordinatore generale del viaggio apostolico. Ci accoglie in un moderno grattacielo al centro del business di Tokyo dove un’agenzia sta gestendo per conto della Chiesa la comunicazione. Se per le strade della città ancora non appaiono i manifesti e le bandiere di saluto, nel cuore del quartiere cattolico, dove si erge con il suo campanile moderno e svettante la Cattedrale Santa Maria, un enorme cartellone dà il benvenuto a Papa Francesco. All’interno, sono già in bella mostra i consueti gadget che accompagnano la visita del Papa: magliette, tazze, penne, cappelli, borse e anche una raffigurazione a grandezza naturale di Papa Francesco. Le suore paoline accolgono con gioia i visitatori mentre un gruppo di volontari sta facendo, cartina alla mano, il sopralluogo della chiesa. È qui che lunedì 25 novembre si svolgerà l’incontro con i giovani. Si attendono 800 persone. Tre ragazzi daranno la loro testimonianza e faranno al Santo Padre delle domande. “Papa Francesco ha voluto che partecipassero anche giovani di altre religioni perché – spiega il vescovo di Kyoto – è suo desiderio in questo viaggio incontrare non solo i cristiani ma il Giappone”.

Nagasaki e Hiroshima. I giapponesi non hanno mai dimenticato. Impossibile – dice il vescovo di Kyoto – determinare il numero esatto delle vittime. Fu la distruzione totale. Nagasaki era una città cristiana. Oggi, nella cattedrale è conservata la testa della Madonna, l’unica parte di una statua che si è salvata dall’urto della bomba e che è diventata il simbolo della sua protezione celeste. Il Papa in Giappone abbraccerà questo capitolo oscuro della storia per farne un monito di pace per il futuro. A Nagasaki, lo farà rendendo omaggio al memoriale che si trova all’Atomic Bomb Hypocenter Park. Sarà una cerimonia semplice, non religiosa, con una preghiera per le vittime e un messaggio sulle armi nucleari. Ad Hiroshima invece nel Parco del Memoriale si terrà un “Incontro per la pace” al quale parteciperanno anche i leader di tutte le religioni (buddisti, shintoisti, rappresentanti delle Chiese cristiane, ebrei e musulmani). Ci sarà un momento di preghiera silenziosa. In Giappone viene chiamato “Mokutò”: un minuto “laico” di riflessione e meditazione in cui tutti – credenti delle varie fedi e non credenti – si possono ritrovare.Sono stati invitati a partecipare 22 sopravvissuti al bombardamento: hanno tutti un età superiore ai 90 anni e fanno parte dell’Associazione Hibakushya. Due di loro daranno una testimonianza.

Il Papa e i giovani di Morioka. Il Parco del Memoriale di Hiroshima è stato costruito sul punto in cui a pochissima distanza, avvenne l’esplosione nucleare, il 6 agosto del 1945. Arrivano qui da tutto il mondo per apprendere la lezione della storia. Mons. Otsuka racconta che a causa della visita papale, il Memoriale sarà chiuso domenica 24 novembre. Per questo motivo, gli studenti di una scuola superiore di Morioka hanno dovuto rinunciare ad una gita fissata proprio per questo giorno addirittura due anni fa. Quando è arrivata a Roma questa notizia, pare che il Papa sia rimasto molto dispiaciuto ed ha chiesto ai vescovi locali di fare qualcosa e di inserire tra gli invitati anche i 250 studenti di Morioka.“Ho così consegnato alla scuola la lettera di invito del Papa”, racconta mons. Otsuka, e “la notizia è finita anche sul giornale locale”.

Il disastro di Fukushima e il no al nucleare. Suscita una grandissima attesa in Giappone l’incontro che il 25 novembre a Tokyo il Papa avrà con i sopravvissuti del triplice disastro del 2011: il terremoto, lo tsunami e l’incidente alla centrale di Fukushima. Secondo i dati della Caritas Giappone le vittime sono state 19.689 e i dispersi 2.563. A questi morti si aggiungono 3.723 persone che hanno perso la vita in questi 8 anni a causa delle cattive condizioni di vita da rifugiati. La paura di ritornare nei luoghi di origine colpiti dal disastro, la preoccupazione per la contaminazione del territorio, lo choc vissuto. Molti per la depressione e la perdita di speranza, la solitudine si sono suicidati. È una ferita ancora aperta. All’incontro con il Papa è prevista una partecipazione di 300 vittime. 3 testimoni racconteranno la loro esperienza. Saranno storie – dice il vescovo senza poter anticipare nulla di più particolare – di persone che hanno perso tutto. E aggiunge:

“dal Papa si aspettano una parola di consolazione ma anche una parola sull’uso del nucleare”.

Già all’indomani della tragedia, i vescovi giapponesi avevano chiesto al governo l’eliminazione delle centrali elettronucleari e la ricerca di nuove fonti di energia riciclabile. “Il nucleare è troppo pericoloso”, spiega il vescovo Otsuka. “Di fronte ai disastri di cui è stato testimone il nostro Paese, il suo uso non è moralmente accettabile. Noi speriamo che da Papa Francesco arrivi forte questo no e che la sua visita incoraggi quel processo di riconversione che possa presto convertire non solo l’area di Fukushima ma tutto il Paese nell’energia rinnovabile”.

Terra di martiri e persecuzioni. Andare in Giappone era un desiderio molto forte per Papa Francesco. È la terra in cui furono i gesuiti a portare per primi il cristianesimo. È la terra in cui i cristiani furono perseguitati e martirizzati. Il papa renderà omaggio anche a questa dolorosa pagina della storia e lo farà a Nagasaki, al Monumento dei Martiri di Nishizaka Hill. È dedicato a Paolo Miki e ai ventisei cattolici giustiziati nel 1597, data in cui ebbe inizio un periodo di due secoli di aspre persecuzioni cristiane in Giappone. Meta oggi di devozione e pellegrinaggi, il vescovo spiega: “È il sangue di questi martiri l’origine della nostra fede, il seme del cristianesimo che è poi fiorito in questa terra”.

Un viaggio aperto a tutti. Il primo ad invitare Bergoglio in Giappone è stato il premier nipponico, Shinzo Abe, già nel 2013 all’indomani della sua elezione al soglio pontificio. Quell’invito è stato rivolto più volte nel tempo fino a che papa Francesco un giorno ad un gruppo di giapponesi in visita a Roma, ha detto: “vengo in Giappone”. Sarà pertanto una visita di Stato e come tale il Papa incontrerà prima l’Imperatore Naruhito al Palazzo Imperiale e poi il Primo Ministro Abe a Kantei. “L’incontro con l’imperatore è l’incontro con il cuore e l’anima di questa Nazione”, spiega il vescovo di Kyoto. “Il popolo giapponese ama l’imperatore, lo sente vicino soprattutto nei momenti più difficili, lo considera il simbolo di questa terra. A Kantei invece oltre al primo ministro, il Santo Padre incontrerà il corpo diplomatico, il mondo della cultura, le autorità.

È il segno che il Papa sarà qui non solo per i cristiani ma per tutti i giapponesi”.

Video Player

Condividi questo articolo sui social o stampalo

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *