A tu per tu con don Elvezio Di Matteo, responsabile dei diaconi permanenti

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DIOCESI- Nella nostra diocesi c’è un discreto numero di diaconi permanenti, cioè di uomini sposati a cui la Chiesa ha conferito il ministero del diaconato, il grado più basso dell’Ordine Sacro (gli altri due sono il presbiterato e l’episcopato). Il diaconato permanente è stato nuovamente introdotto nella Chiesa Cattolica di rito latino a partire dal Concilio Vaticano II con la Costituzione Dogmatica Lumen gentium (si veda in particolare Lumen gentium, 29). Per conoscere meglio questa realtà abbiamo intervistato don Elvezio Di Matteo, parroco presso Santa Maria in Monsanto e Sant’Angelo in Civitella del Tronto e Santa Maria della Misericordia in Faraone e Responsabile della Comunità Diaconale della nostra Diocesi.

Può descrivere la comunità diaconale della nostra diocesi?
I diaconi permanenti sono attualmente 14 e ci sono 4 candidati al diaconato. Nella prossima primavera verrà ordinato il primo di questi 4. Il diacono più giovane è Emanuele Imbrescia in servizio presso la parrocchia di San Benedetto Martire, mentre il più anziano è il diacono Antonio Barra, responsabile diocesano del Gris. Antonio Barra, Walter Gandolfi e Giovanni Vai possono essere considerati i “decani” del diaconato permanente nella nostra diocesi, essendo stati ordinati il 18 maggio 1997.

Come si anima la vita della comunità diaconale?
I diaconi sono invitati a incontrarsi due volte al mese, una volta per la Santa Messa e l’Adorazione Eucaristica e un’altra volta al mese per un incontro formativo, guidato da un sacerdote. Questi incontri si svolgono da ottobre a giugno. Prima di Natale e prima di Pasqua c’è il ritiro. Infine all’inizio dell’estate ci sono tre giorni di esercizi spirituali. A questi momenti sono invitate a partecipare anche le mogli dei nostri diaconi.

Qual è il percorso per diventare diaconi?
Il vescovo analizza la situazione di ogni singolo candidato e in base a questa decide tempi e modi. Di base è previsto un percorso di formazione di sei anni con studi teologici presso un Istituto Superiore di Scienze Religiose. Si tratta dello stesso percorso accademico di coloro che intendono insegnare Religione Cattolica.

Quale servizio svolgono i diaconi della nostra diocesi?
Generalmente i diaconi sono impegnati nel servizio in parrocchia, sia esso di natura liturgica o catechetica. Alcuni diaconi svolgono dei servizi particolari, a seconda delle necessità e dei bisogni della Diocesi. Un diacono, Giovanni Vai, svolge il suo servizio presso il centro “Biancazzurro”. Un altro, Walter Gandolfi, è cerimoniere del Vescovo e lo assiste nei vari spostamenti logistici. Un altro diacono ancora, Umberto Silenzi, è “ingaggiato”, se così si può dire, dalla Conferenza Episcopale Italiana per l’aiuto alle chiese più bisognose nel mondo.

Il recente Sinodo sull’Amazzonia, fra le altre cose, ha discusso della possibilità di conferire a livello locale, in Amazzonia appunto, il presbiterato a uomini sposati. Istituzionalmente il Sinodo è un organo consultivo e spetterà al Papa pronunciarsi su questo tema nella prossima Esortazione Apostolica. Ci può dire la sua opinione in merito?
Le Chiese Cattoliche di rito orientale hanno già degli uomini sposati ai quali è stato conferito il presbiterato. Oppure gli anglicani che vogliono entrare nella Chiesa Cattolica, se sono preti sposati, rimangono tali. Ci sono già queste “eccezioni”. A mio avviso dunque se un diacono sposato venisse ordinato presbitero non costituirebbe un problema, anche se questo è stato visto come un vulnus per la tradizione plurimillenaria del celibato nella Chiesa latina che potrebbe portare a un ampliamento della possibilità del provvedimento a tutta la Chiesa. Tuttavia, se ciò dovesse accadere non andrà a mio avviso a smuovere di molto quella che è la cura pastorale della comunità, perché le altre comunità che hanno clero uxorato, anche vescovi sposati, non hanno un maggior numero di vocazioni e hanno una partecipazione alla vita ecclesiale più bassa rispetto alla Chiesa Cattolica. La crisi è più generale e non riguarda solo il tema della carenza di preti. La questione è molto più ampia e complessa e riguarda il modo generale di vivere e percepire la fede oggi.

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1 commento

  • diac.Pierluigi     12 novembre 2019 alle 08:58     Permalink

    Grazie don Elvezio per il tuo impegno e che il Signore ti benedica

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