FOTO Sant’Egidio, San Vito Martire in Faraone da 54 anni casa di Dio in mezzo alle case degli uomini

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SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA – La comunità cristiana di Santa Maria della Misericordia in Faraone (frazione del comune di Sant’Egidio) ha festeggiato il LIV anniversario della dedicazione dell’edificio sacro dedicato a San Vito Martire, insieme al Vescovo Carlo Bresciani, che per l’occasione ha presieduto l’Eucaristia. La chiesa si San Vito Martire infatti fu progettata dall’architetto romano Dante Tassotti. La posa della prima pietra avvenne il 21 agosto 1950 e la sua consacrazione il 7 novembre 1965 alla presenza di Mons. Vincenzo Radicioni (Vescovo dal 1952 al 1983).

All’ingresso della chiesa, Mons. Bresciani è stato accolto dal parroco don Elvezio Di Matteo. Il Vescovo, prima della celebrazione, ha scambiato qualche parola con i bambini del catechismo. La Santa Messa, animata dal coro parrocchiale, è iniziata alle 11.30 e ha visto la presenza di numerosi fedeli. All’inizio della celebrazione don Elvezio ha rivolto al Vescovo Carlo delle parole di benvenuto e lo ha ringraziato a nome di tutta la comunità per la sua presenza.

Il Vescovo Carlo ha esordito notando come per l’occasione la chiesa sia stata bene addobbata a festa, in particolare dove ci sono le croci che ricordano la consacrazione. Facciamo festa – ha proseguito il Vescovo – perché la chiesa di cui oggi commemoriamo la dedicazione è segno della Chiesa-Mistero e anche la Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci guida nella comprensione di ciò. Nel Vangelo, infatti, Gesù ci ricorda che la chiesa è una casa di preghiera e per questo motivo ha allontanato i mercanti che avevano trasformato il Tempio in un luogo di commercio. Ma la Chiesa non è solo un edificio materiale, come ci ha ricordato la Seconda Lettura: la Chiesa è una comunità di persone, è la comunità fatta da noi che ne siamo le pietre vive.

Come una casa si costruisce con diversi materiali – ha affermato ancora il Vescovo Carlo – e tutti stanno insieme grazie alla malta, anche noi che siamo le pietre vive della Chiesa-Mistero siamo legati gli uni agli altri per mezzo di un vincolo speciale: il battesimo. Non siamo una comunità perché stiamo vicini gli uni gli altri, ma perché c’è una “colla” che tiene tutto insieme, il battesimo appunto, che ci ha consacrato, ci unisce e fa di noi questo edificio santo. Mentre ricordiamo questa chiesa fatta di mattoni festeggiamo la comunità che è spiritualmente edificio di Dio!

Anche l’edificio migliore ha bisogno di essere restaurato – ha concluso il Vescovo Carlo – e anche questo edificio spirituale costituito da noi ha bisogno di essere rinsaldato, non certo perché viene meno la fedeltà di Dio, ma perché veniamo meno noi ed è proprio con l’Eucaristia che stiamo celebrando che rinsaldiamo la nostra unità. Compito di ciascuno di noi è tenere viva la Chiesa non con le chiacchiere, ma con la partecipazione alla vita della comunità: tutti dobbiamo cooperare e essere come i pilastri di questa chiesa, bene uniti al Signore Gesù, in modo da resistere anche ai terremoti della vita. La vostra comunità ben comprende quello che dico, visto che è stata provata dal terremoto, ma questo vostro edificio, ben costruito, ha retto alla prova, riportando solo qualche lesione. Se l’edificio di mattoni ha bisogno di calce per essere ristrutturato, l’edificio spirituale della Chiesa ha bisogno della preghiera, così come indicato da Gesù nel vangelo. Abitiamo questo luogo santo con questo spirito!.

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