A tu per tu con don Silvio Giampieri: “Il cristiano è colui che sorride”

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DIOCESI – È da poco diventato sacerdote e attualmente è attualmente vicario parrocchiale delle parrocchie “Sacro Cuore” e “Madre Teresa di Calcutta” di Martinsicuro. Probabilmente lo avete intuito: stiamo parlando di don Silvio Giampieri. Lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio.

Cosa porta un giovane a diventare sacerdote?
Le motivazioni che spingono un giovane a porsi la domanda sulla vocazione sacerdotale sono le più disparate. D’altronde la ricchezza di doni e di talenti che contraddistingue ciascuno di noi è infinita. Qualcuno è spinto dall’emulazione di un modello di riferimento, altri dalla passione per il volontariato, altri ancora da ideali di vita elevati… il tutto deve passare però per un adeguato percorso di formazione. Le motivazioni che ti inducono ad entrare in seminario non sono mai le stesse che ti aiutano a terminare il cammino, altrimenti significa che qualcosa non ha funzionato bene. La formazione ti aiuta a purificare la volontà dall’idealità e a guardare la vita ed il prossimo con uno sguardo d’amore, quello di Dio. Nel mio caso, pur avendo avuto tante soddisfazioni dal mio mestiere di medico ho sentito che la mia gioia non era ancora del tutto piena. Sentivo sempre più forte in me il desiderio di parlare alle persone, non più in termini di salute, ma del Vangelo. Ad un certo punto ho capito che questo bisogno non era più qualcosa che potevo relegare ai ritagli di tempo libero dal lavoro, ma una missione cui dedicarmi a tempo pieno (in corsia si direbbe “h24”).

In quale aspetto della vita cristiana ti identifichi di più?
Amo ripetere spesso che il cristiano è colui che sorride. Se non traspare la gioia di seguire il Vangelo decisamente c’è qualcosa che non va. La sequela di Cristo ci porta poi ad essere famiglia, anche se non sempre risulta facile accogliere il prossimo e saper camminare insieme. Di sicuro a me piace fare strada in mezzo alle persone, stringere nuove relazioni ed arricchirmi da chi mi sta vicino, il tutto condito dall’indispensabile “ingrediente” della gioia.

Qual è la qualità umana o spirituale che secondo te non può mancare in un sacerdote?
L’ascolto. Il sacerdote deve essere capace di empatia e di trovare il tempo necessario per accogliere i problemi e le necessità delle tante persone che bussano alla sua porta. Non è facile avere attenzione, calma e forza per tutti, ma non dobbiamo stancarci di tentare. Dobbiamo infatti costruire quella definita da Papa Francesco come una “Chiesa in uscita”, ma non deve essere certo una “Chiesa in fuga”, ma come piace dire a me, una “Chiesa a disposizione”.

Nelle prime parole che hai rivolto ai fedeli hai parlato delle mani dei sacerdoti che benedicono, che perdonano, e che stringono altre mani. Quanto sono importanti le relazioni nella vita sacerdotale?
Sono basilari. Essenziale per il sacerdote è sapersi relazionare con Dio e con il prossimo, fare da ponte tra i due. Relazionarsi con Dio è preghiera, relazionarsi con il prossimo è carità. Non a caso quando un sacerdote vive un momento di crisi, esso è dovuto al fatto che ha smesso di trarre beneficio dalla preghiera, oppure non riesce più a dialogare con la comunità che gli è affidata, o con i confratelli o magari con il vescovo.

Quali sono i tuoi attuali servizi pastorali?
Attualmente sono vicario parrocchiale nelle comunità di “Sacro Cuore” e “Madre Teresa di Calcutta” a Martinsicuro. Il Vescovo ha voluto anche nominarmi membro del consiglio presbiterale e di questa fiducia lo ringrazio.

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