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L’incontro dei ragazzi di Colonnella con Luigi Leonardi, sotto scorta da 18 anni

Di Carletta Di Blasio

COLONNELLA – In occasione della XXIV edizione del premio Nazionale Paolo Borsellino, venerdì 25 Ottobre i ragazzi delle classi III della Scuola Secondaria di Colonnella, insieme ai loro coetani degli altri due plessi di Corropoli e Controguerra, hanno incontrato, presso il cinetaetro di Corropoli, l’imprenditore napoletano Luigi Leonardi, che per ben otto anni ha subìto ogni tipo di sopruso. È  stato sequestrato, minacciato ed ha subito numerose estorsioni, perdendo l’automobile, la moto ed arrivando a pagare fino a 6.000 euro alla settimana al clan camorrista che lo minacciava di morte, finchè si è reso conto che stava perdendo anche la sua dignità: è stato allora che ha deciso di denunciare e per questo motivo vive sotto scorta da ormai ben 18 anni.
Leonardi, ormai avvezzo a questo tipo di incontri, non solo ha raccontato la sua esperienza di vita, ma ha parlato di legalità a 360 gradi,  toccando temi molto vicini ai giovani, come il bullismo, l’uso delle droghe dette leggere, l’influenza delle serie televisive sui ragazzi ed il rispetto per la divisa.

L’incontro è stato inteso e coinvolgente, tanto che l’intervista all’ospite è stata gestita completamente dai ragazzi, i quali, molto interessati e partecipi, gli hanno rivolto molte domande che riportiamo integralmente, insieme ad una sintesi delle risposte.

“Come ti sei sentito quando sei stato minacciato?”
Ho avuto paura, ma non mi sono bloccato.

“Ti sei confidato con qualcuno prima di denunciare?”
Mi sono confidato con i miei fratelli, ma non mi hanno appoggiato. Sono 10 anni che non sento nè loro nè mia madre, ma non importa: certe scelte vi rendono uomini soli, ma sono le scelte giuste da fare.

“Hai avuto paura di essere giudicato male per aver denunciato?”
I giudizi non servono a nulla. Ognuno di noi, se vuole essere veramente libero, deve fare quello che ritiene giusto. E così dovete fare anche voi! Voi siete perfetti così come siete; perciò non uniformatevi a cose che non vi piacciono. Ad esempio, invece delle canne, occupatevi della musica, del cinema, dello sport, perchè dietro ad una canna ci sono soldi che vanno ad alimentare l’illegalità e la morte: è per questo motivo che il termine droghe leggere, secondo me, è inappropriato, perchè vi fa pensare che il loro uso sia meno grave di quello di altre; invece le conseguenze dell’uso di una canna sono tante. Se vi dicessero che con il denaro ricavato dalla vendita delle canne vengono acquistate armi con cui molte persone vengono minacciate ed uccise, le acquistereste ugualmente? Credo di no.

“Perchè molti hano paura di denunciare?”
Perchè molte persone pensano che i criminali siano invincibili; invece spesso non sanno leggere, non sanno le tabelline, si sentono grandi solo per la paura che gli altri hanno di loro. Una volta che, però, questa paura viene meno, non sono più nessuno, non contano più nulla.

“Qual è il pensiero costante di chi ha paura?”
In effetti la paura non passa mai, ma – se ci penso bene – non ho paura di morire, perchè quello che sto facendo mi tiene vivo e mi fa stare bene con me stesso. In definitiva credo che quello che sto facendo sia più prezioso della mia vita, quindi le rinunce che faccio non sono rinunce, bensì scelte.

“Vivere nella paura quali abitudini ti ha fatto cambiare?
Vivere sotto scorta per certi versi non è bello: ad esempio mi manca molto guidare la moto. Ma vivere sotto la schiavitù di altre persone è sicuramente peggio: ora, sebbene ci siano molte ristrettezze, sono più libero di prima.

“Hai mai pensato di trasferirti?”
Come ho detto, ccontinuo ad avere paura, ma fortunatamente ho al mio fianco una scorta costituita da uomini straordinari che difendono la mia vita. Perciò, nonostante la paura, non ho mai pensato di trasferirimi. Napoli è la mia terra, il luogo in cui c’è la mia azienda, la mia vita. Semmai dovranno trasferirsi loro!

“Pensi che potrai mai tornare ad una vita normale?”
Non esiste una vita “normale”, esiste la mia vita … che può anche essere diversa da quella di molti altri, ma vale comunque la pena di viverla nella libertà.

“Oltre allo Stato, chi ti è stato accanto?”
Nessuno. Ho trovato dentro di me la forza e la determinazione per  andare avanti e fare la cosa giusta.

“Perchè non ti hanno dato subito la scorta?”
Purtroppo la professionalità, a volte, manca anche in persone che rappresentano lo Stato, ma mai dobbiamo disprezzare un uomo in divisa: se ne vedete uno, non chiamatelo sbirro, perchè quella divisa rappresenta lo Stato e dietro quella divisa ci sono persone straordinarie che antepongono la nostra vita alla loro. Per questo dobbiamo avere rispetto per la divisa e per lo Stato.

“Quando ti hanno classificato come collaboratore pentito, hai deciso di rinunciare alla scorta. Quindi avresti preferito morire piuttosto che essere definito una persona che non sei?
Si. Quando una persona ha cercato di infangarmi, ho deciso di rischiare la mia vita, perchè la mia dignità è più importante di qualsiasi cosa. Vedete, ragazzi, quando perdete la dignità, perdete anche la libertà e, senza la libertà, si muore.

“Quale insegnamento pensi di poter dare con la tua storia?”
Vorrei insegnare che girare la faccia non conviene, perchè alimentare le mafie porta al suicidio.

“Qual è la tua idea di giustizia?”
La mia idea di un mondo giusto è quella di un mondo in cui non esistono persone che soffrono. E mi sembra che non sia un mondo così difficile da realizzare: infatti, se ognuno facesse la sua parte, tutti starebbero bene. In questo senso ognuno può dare il suo contributo. Ad esempio, anche voi, nel vostro piccolo potete fare qualcosa. Nel 2018 in Italia 116 ragazzi si sono suicidati perchè venivano presi in giro da alcuni coetanei per il loro aspetto fisico. I bulli sono dei delinquenti ed assistere senza fare nulla è peggio che bullizzare. Perciò, se qualcuno di voi assistesse ad un episodio di bullismo, dovrebbe denunciarlo immediatamente.

“Come pensi di poter distogliere i giovani dalla camorra?”
Non ho questa ambizione. Io posso solo raccontare la mia storia ed insegnare che il bene alla fine vince sul male. Dopo le 28 denunce che ho fatto, il maxi processo e le 160 persone incriminate, quando il giudice ha letto le sentenze, i boss che mi avevano minacciato piangevano.
Vedete, spesso in tv o al cinema l’immagine di queste persone viene distorta. Sono sicuro che molti di voi, seguendo qualche serie televisiva, abbia simpatizzato con alcuni boss protagonisti della fiction e si sia anche commosso vedendoli morire, perchè sono stati dipinti come eroi. Io invece voglio dirvi che, nella realtà, quei boss non sono morti ma sono in carcere e non sono eroi, bensì delinquenti che procurano dolore e sofferenza a molte persone. Ecco io vorrei che vi rimanesse in testa non l’immagine dei mafiosi come li vedete in tv, bensì questa immagine dei boss che piangono dietro le sbarre, proprio per farvi ricordare sempre che i mafiosi non sono fighi e non sono invincibili.

“Ci sono scelte o decisioni che cambieresti?”
Si, non pagherei nulla ai malavitosi, bensì denuncerei subito. Ed è quello che dico a chi è vittima di un sopruso: denunciate subito!

“Cosa ti auguri per il tuo futuro?”
Mi auguro che voi giovani cambierete questa storia. Voi siete quelli che diranno un NO enorme ad ogni tipo di mafia perchè avete capito che è come un tumore che porta alla morte, mentre voi giovani amate la vita e volete vivere nella gioia. Voi siete la mia forza.

“Quindi hai fiducia e speranza verso di noi?”
Certo! Tutto quello che faccio è per voi! Vedete io credo che, una volta fatte certe scelte, le persone non si possano più salvare. Ecco perchè parlo a voi, perchè voi ragazzi potete ancora scegliere di essere liberi. E libertà significa legalità, significa dire anche dei no senza essere bloccati dalla paura.

Sabato 26 Ottobre a Pescara, presso il teatro Massimo, si è tenuta la prima delle due giornate conclusive del premio Nazionale Paolo Borsellino 2019, in cui, tra gli altri, è stato premiato anche Luigi Leonardi con il premio speciale per la sezione “impegno civile”. Una rappresentanza dei ragazzi della III A della Scuola Secondaria di Colonnnella ha partecipato all’evento: presto servizio su Ancora on line con la loro testimonianza.