Mercato agroalimentare, qualità ma non solo

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Andrea Zaghi

Italiani attenti alla qualità. Anche e soprattutto nelle scelte d’acquisto che hanno a che fare con l’agroalimentare. Indicazione nota da tempo – quella della qualità, appunto -, ma che periodicamente deve fare i conti anche con la congiuntura economica (difficile) e con i cambiamenti delle mode (bizzose e mutevoli). E’ per questo che occorre avere sempre ben presenti le caratteristiche puntuali dei mercati alimentari. Anche da parte di chi, come gli agricoltori in alcuni casi, solo in apparenza è lontano dal consumatore finale.

Una fotografia aggiornata della situazione – e soprattutto dei criteri di scelta -, è arrivata da una indagine di GfK (una delle più note agenzie specializzate in ricerche di mercato) diffusa in un incontro di Assolate, l’associazione che raccoglie gli industriali lattiero-caseari. Due sono le indicazioni generali che sono state rilevate. Il mercato interno è stagnante e le famiglie italiane vivono una condizione economica poco entusiasmante – è stato spiegato – ma nonostante questo, pongono al centro delle loro scelte di consumo la qualità e la sicurezza degli alimenti. Qualità al primo posto, appunto. Anche nei mercati esteri. Sarebbe questo elemento a spiegare anche la crescita delle esportazioni casearie italiane, che pare stiano spopolando in ricchi mercati come quelli del Giappone e degli Stati Uniti (dove la situazione legata ai nuovi dazi potrebbe però capovolgere tutto), oltre che nei mercati storici europei, in particolare Francia e Germania.

Guardando più da vicino i numeri, si scopre poi una condizione di fondo. I consumatori avrebbero la consapevolezza di dover adottare comportamenti più “verdi” e chiedono lo stesso a produttori e distributori. Oltre a questo, se uno dei fari è certamente quello della qualità, un altro pare essere quello della semplificazione, e poi del servizio e – ovviamente -, la valutazione di prezzo. Con un particolare: gli acquisti possono essere ormai fatti utilizzando più canali commerciali che si fanno in parte anche concorrenza fra di loro. La stessa ricerca precisa poi che da una parte, gli italiani sarebbero sempre più attenti al benessere: il 76% sente il dovere di nutrire sé stesso e la propria famiglia in modo sano, il 59% cerca di mangiare sano per stare bene e il 35% cerca di eliminare la carne. Dall’altra, c’è una maggiore ricerca del piacere (il 72% dichiara di non resistere alle tentazioni della buona tavola) della sperimentazione (il 40% ama la cucina straniera e il 59% prova volentieri nuovi prodotti) e del gusto, che significa anche riscoperta del Made in Italy (per il 68% degli italiani ha una qualità superiore).

Italiani votati al benessere senza guardare quasi al portafoglio? E’ evidente che non può essere così. Dallo stesso incontro di Assolatte è emersa la condizione precaria del mercato interno che deve fare pensare molto gli operatori. Al di là delle ricerche, la scelta in base al prezzo condiziona ancora una consistente parte dei consumatori del Paese. E non potrebbe che essere così. Certo è che, comunque, accanto al prezzo si possono porre altri elementi e primo fra tutti la qualità. Ma intesa in un modo diverso. Vale cioè ancora tutto il peso (positivo) della buona tradizione enogastronomica nazionale ad orientare scelte d’acquisto che affondano le proprie radici nel passato.

Tradizione, prezzo, benessere e nuove mode. Appare così essere questo l’insieme dei veri elementi che guidano le scelte d’acquisto, soprattutto agroalimentari. Un insieme che, occorre non dimenticarlo mai, significa produzione e quindi lavoro. Basta pensare che solo il settore lattiero-caseario arriva ad un fatturato che supera i 15,4 miliardi di euro, un indotto che dà lavoro a oltre 100.000 persone, esportazioni, il cui valore supera i 2.4 miliardi di euro.

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