Siria: stiamo assistendo a un massacro

Condividi questo articolo sui social o stampalo

Daniele Rocchi

“Ci sono decine di ospedali che non funzionano più, servono medici e medicine. La cosa più importante è fermare i bombardamenti in questa zona dove vivono quasi 5 milioni di persone. Se non si fermano le bombe saranno costretti a fuggire e andare in Paesi più sicuri. La Russia crei una no fly zone”.

Yilmatz Orkan, rappresentante dell’ufficio informazione del Kurdistan in Italia non ha usato mezzi termini per descrivere quanto sta avvenendo nel nord est della Siria, invasa il 9 ottobre – dall’esercito turco e dalle milizie jihadiste affiliate.

“Stiamo assistendo ad un massacro”

ha ripetuto durante la presentazione del Rapporto “Civili sotto attacco. Violazioni del diritto umanitario internazionale durante operazioni militari turche e di altri gruppi armati nella Siria del Nord Est”, stilato da “Un ponte per”, unica ong italiana presente in Nord Est Siria con una missione umanitaria attiva dal 2014, in partnership con la Mezzaluna Rossa Curda. “Parlo quotidianamente con i miei amici che sono lì al confine turco-siriano e mi parlano di un bilancio drammatico. I morti aumentano ogni giorno. I feriti vengono trasferiti ad Hassake perché gli ospedali sono stati colpiti”, ha aggiunto Orkan. Davanti a questo “massacro” ben vengano misure come lo stop alla vendita di armi, ma

“Erdogan tiene i Paesi europei prigionieri con la minaccia di lasciare partire i rifugiati dalla Turchia”.

“Erdogan vuole riconquistare quelle terre, il Rojava in particolar modo, che ha perso nella Prima guerra mondiale, così da riproporre la Grande Turchia. Nel 2023 la Repubblica turca compirà cento anni e sarebbe un modo significativo per il dittatore turco di celebrare questo centenario”. Per evitare di perdere la terra i curdi hanno cercato l’accordo con il regime di Assad per posizionare l’esercito al confine e “difendere l’integrità territoriale siriana”.

“La volontà curda – ha detto Orkan – è chiara. Se la Turchia entra di 30 km nel territorio siriano non ne uscirà mai più. Non abbiamo mai chiesto l’indipendenza, siamo siriani, vogliamo democrazia e autonomia ma senza dividerci. Vogliamo anche noi partecipare alla vita politica della Siria che verrà”.

A tale riguardo Orkan ha espresso l’auspicio che “la componente curda possa entrare a fare parte del comitato costituzionale in Siria, da cui era stata esclusa per le pressioni della stessa Turchia” che con Russia e Iran sono il cosiddetto terzetto di Paesi garanti dei negoziati di Astana. “Fino ad oggi non ci è giunto nessun invito a farne parte. Il prossimo 30 ottobre dovrebbe esserci l’inaugurazione di questo Comitato. Speriamo che per quella data possa arrivare l’invito alla componente curda. Io credo che l’Italia possa aiutarci in questa nostra richiesta e permettere anche ai curdi di portare il loro contributo alla ricostruzione politica della Siria”.

Appello Upp. Alle parole del rappresentante curdo si sono aggiunte anche quelle di Angelica Romano co-presidente, insieme a Alfio Nicotra, dell’ong “Un ponte per” (Upp). “Riteniamo importante quanto affermato in aula ieri dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Bene il riferimento al tributo pagato dal popolo curdo per averci difeso da Daesh. Bene l’impegno a varare una moratoria dell’export di armamenti italiani alla Turchia. Bene la proposta di portare ad ogni livello internazionale la condanna della guerra e la violazione del diritto umanitario internazionale della Turchia. Tuttavia non possiamo accontentarci”.

“Stiamo lasciando Davide, i curdi, a lottare da solo contro Golia, la Turchia,

che ha il secondo esercito più grande della Nato dopo gli Usa. L’Italia – ha detto Romano – è un forte partner commerciale della Turchia e deve poter fare di più, per esempio convocare una conferenza internazionale”. Upp ha lanciato un appello al Governo italiano nel quale si chiede “di varare un embargo sulle armi con effetto immediato e non solo sulle commesse future; di ritirare il contingente militare e i missili impegnati in Turchia nell’operazione Active Fence; di avanzare alle Nazioni Unite la richiesta di una no fly zone in tutto il Nord Est della Siria sul modello di quanto adottato a suo tempo sul Kurdistan iracheno”. Per l’ong bisogna

“compiere ogni atto capace d’isolare il Governo turco costringendolo a fermare l’aggressione armata”.

Anche il mondo dello sport è chiamato a dare il suo contributo:

“alla Fifa chiediamo che sia subito cancellata e spostata in altra nazione la finale della della Champions League prevista a Istanbul. Nell’imminenza degli avvenimenti sportivi del fine settimana, chiedere al pubblico un sostegno economico da destinare alla Mezzaluna Rossa Curda (partner di Upp nel nordest della Siria) e a sollecitare i presidenti dei club di calcio professionistico a destinare una parte dei proventi dei biglietti a questa causa”.

Condividi questo articolo sui social o stampalo

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *