Sinodo per l’Amazzonia: sui viri probati non c’è un’altra possibilità

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“Non c’è un’altra possibilità”. Così mons. Erwin Kräutler, vescovo prelato emerito di Xingu, in Brasile, ha risposto alle domande dei giornalisti sui “viri probati”, nel corso del briefing sul Sinodo per l’Amazzonia in sala stampa vaticana.

“I popoli indigeni non intendono il celibato, e lo dicono apertamente”, ha testimoniato il presule: “La prima cosa che mi dicono quando arrivo in un villaggio è: ‘Dov’è tua moglie?’. Non riescono a capire che l’uomo non sia sposato, che non abbia una donna che si occupi della casa”. Mons. Kräutler ha confermato di avere incontrato il Papa il 5 aprile 2014, e dunque prima della stesura della Laudato si’, e di avergli posto “tre punti: le minacce all’Amazzonia, le sue possibilità di distruzione; le condizioni delle popolazioni indigene; la questione dell’Eucarestia, cioè il fatto che ci siano migliaia e migliaia di comunità in Amazzonia che non hanno l’Eucaristia, se non una, due o tre volte l’anno. È un popolo escluso dal contesto della Chiesa cattolica. Giovanni Paolo II diceva che non esiste la Chiesa se non vicino a un altare. Questo popolo non ha un altare: noi vogliamo che abbia non solo il tavolo della Parola, ma anche il tavolo dell’Eucaristia. Quali possibilità ci sono di arrivare al sacerdozio? Fino ad oggi solo per un uomo celibe”. “I due terzi delle comunità amazzoniche che sono senza sacerdoti sono dirette e coordinate da donne”, ha fatto notare poi il presule: “Si parla tanto di valorizzazione della donna, ma cosa vuol dire? Hanno bisogno di riconoscimenti concreti, come il diaconato femminile, che è un argomento del Sinodo”.

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