Sinodo per l’Amazzonia: Ruffini, formazione, ruolo dei laici e degrado ambientale tra i temi

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“La richiesta di muovi ministeri nasce dalle comunità, e in particolare dal rischio che ci siano cattolici di prima e di seconda classe: chi può partecipare all’Eucaristia e chi no”. Così Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, è tornato sul tema dei “viri probati”, durante il briefing di ieri in sala stampa vaticana.
La richiesta dell’ordinazione sacerdotale di uomini sposati, ha precisato Ruffini riferendo del dibattito in aula, “è una richiesta che viene da comunità senza guide spirituali e senza persone che possano celebrare l’Eucaristia. I fedeli reclamano una presenza permanente, e non soltanto visitante. In territori grandi come l’Italia ci sono 60-70 sacerdoti, e alcune comunità vedono un sacerdote una volta l’anno, o anche meno”. Di qui l’urgenza della formazione, tema di cui i padri sinodali “hanno parlato molto”, con particolare riferimento alla formazione dei laici. Tra le proposte avanzate dai 184 padri sinodali, quella di “diaconi locali temporanei”.
“Laici e sacerdoti hanno bisogno di una formazione inculturata”, ha detto Ruffini riassumendo gli interventi, che hanno segnalato anche l’esigenza di “nuovi cammini per i ministeri dei laici”. Altro tema molto presente in questo inizio Sinodo, quello del degrado ambientale: “La distruzione della natura contraddice la fede cristiana, e chiede a tutti la responsabilità di un nuovo concetto di sviluppo e di progresso”, ha detto Ruffini, sottolineando come molti padri abbiano fatto presente la necessità che, in materia di degrado ambientale, “non si pensi solo all’Amazzonia, ma al modo in cui le industrie estrattive che operano in Amazzonia sono collegate ai singoli Paesi dove sono registrate”. “La Chiesa stessa è un complesso ecosistema”, è stato detto dai padri, che hanno fatto presente il “rischio di una deforestazione della cultura cattolica”. Molto presente in aula, infine, il tema dell’ascolto dei popoli indigeni, “anche per sanare le ferite del passato” e “superare ogni forma di colonialismo”.

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