Papa Francesco ai vescovi europei: “La carità è il più grande antidoto contro le lacerazioni del nostro tempo”

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M. Chiara Biagioni

La carità “è il più grande antidoto contro le tendenze del nostro tempo, piene di lacerazioni e di contrapposizioni. Il vostro sia dunque un impegno di carità. Essa è la strada maestra della vita del cristiano”. È questo il “compito” che Papa Francesco consegna ai vescovi europei. In un lungo messaggio inviato ai presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa riuniti a Santiago de Compostela per l’Assemblea plenaria del Ccee, Papa Francesco torna a citare il Vangelo di Matteo e scrive: “Ogni volta che facciamo anche una sola di queste cose ad un nostro fratello, lo abbiamo fatto al Signore Gesù! Tale gratuità costituisce un segno tangibile di speranza, poiché ci porta a guardare l’altro come persona”.

L’Europa negli ultimi anni non ha dato il meglio di sé: le sue cronache si riempiono di frontiere chiuse, porti inaccessibili, paure e respingimenti. Anziché fermare questo processo, i partiti politici hanno costruito veri e propri successi elettorali cavalcando le reazioni della gente. Il Papa, su questo punto, è inequivocabile: “I populismi che vediamo dilagare di questi tempi, si nutrono della continua ricerca di contrasti, che non aprono il cuore, anzi lo imprigionano dentro muri di risentimento soffocante”. L’“antidoto” a questa deriva è uno solo, la carità, perché “la carità – spiega il Papa – apre e fa respirare”.

“Non contrappone le persone, ma vede riflesse nel ‘bisogno degli ultimi’ le necessità di ciascuno di noi, poiché tutti siamo un po’ indigenti, tutti un po’ fragili, tutti bisognosi di cure”.

Riuniti dal 3 al 6 ottobre a Santiago de Compostela, la cittadina che custodisce la toma dell’apostolo Giacomo ed è meta di migliaia di pellegrini ogni anno, i vescovi europei si confronteranno in questi giorni sulla situazione culturale, politica e sociale del continente europeo e sul ruolo che le chiese sono chiamate a svolgere per risvegliare la coscienza dei popoli. “Europa, tempo di risveglio? I segni della Speranza”, è il tema scelto quest’anno e per affrontarlo hanno chiamato la filosofa francese Chantal Delsol. Il Papa, rivolgendosi ai presidenti delle Chiese europee, chiede di non “ripresentare schemi del passato” e di mettersi al fianco degli uomini e delle donne del nostro tempo. E aggiunge: “Nell’intraprendere questo cammino di vicinanza al prossimo, nel chinarsi sulle ferite di quanti sono smarriti, indifesi ed emarginati, la Chiesa rinnoverà il suo impegno per l’edificazione dell’Europa”. Il messaggio si chiude quindi con un appello: “non manchi il popolo di Dio di adoperarsi per un nuovo umanesimo europeo, capace di dialogare, di integrare e di generare, valorizzando nel contempo ciò che è più caro alla tradizione del continente: la difesa della vita e della dignità umana, la promozione della famiglia e il rispetto per i diritti fondamentali della persona.

Attraverso tale impegno l’Europa potrà crescere come una famiglia di popoli, terra di pace e di speranza”.

Un messaggio di speranza. I vescovi europei vogliono aiutare il continente europeo ad amare se stesso spinti dalla convinzione che al di là di tutte le prove e le sfide che sta attraversando, c’è in Europa una ricchezza di bene e di speranza. “Anche noi vediamo tenebre – dice il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente del Ccee -, ma proprio perché le vediamo vogliamo indicare le luci, sapendo che il male non potrà mai vincere il bene”. Il cardinale chiama a cooperare a questa grande ricostruzione dell’Europa anche le altre Chiese cristiane. La domanda è: “che cosa possiamo fare noi? Che cosa lo Spirito dice alle Chiese? Come contribuire al cammino europeo?”. E afferma:

“Da questo santuario – ricco di secoli e di fede –  vorremmo dare un messaggio di speranza all’Europa in affanno”.

Prendendo la parola per un saluto ai partecipanti, mons. Julian Barrio Barrio, arcivescovo di Santiago di Compostela, conclude: “In questo momento faccio eco alla preghiera che il poeta Dante ha messo in bocca a Beatrice rivolgendomi all’apostolo Santiago: ‘Fai risuonare la speranza dall’alto’”. “Certo – ha aggiunto – non si tratta di creare un’Europa parallela a quella esistente, ma di mostrare a questa Europa che la sua anima e la sua identità sono profondamente radicate nel cristianesimo, per poterle offrire la chiave di lettura della propria vocazione nel mondo”.

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