Grottammare, pedagogista Focaroli: “Dannosa l’interferenza dei genitori nelle scuole”

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GROTTAMMARE – No all’ingerenza dei genitori nelle scuole.  E’ categorico il pedagogista Raffaele Focaroli, nonché giudice onorario del Tribunale di Minori di Roma.
“E’ un ruolo che va rispettato, quello dell’educatore e dell’insegnante spesso oggetto di attacchi da parte delle famiglie; se fossi un dirigente scolastico non esiterei ad allontanare i genitori dagli ambienti scolastici. Una ingerenza, la loro, dannosa per i figli non solo nel loro essere studenti ma futuri adulti. Queste le sue chiare e dure parole alla presentazione, in anteprima nazionale del suo libro al Mic di Grottammare “Ai bambini non si raccontano  bugie”, Amarganta editore, introdotto dalla giornalista Tiziana Capocasa.  Con un periodare semplice ed accattivante, il giudice che vanta una notevole esperienza sulle problematiche della famiglia e minorili fino al bullismo, ha scritto un manuale educativo per bambini ed adolescenti, anche con l’ausilio di vignette ed illustrazioni della disegnatrice  Rita Fagiani.

“Un dovere, a suo dire- quello di cercare una chiave interpretativa a misura di ragazzo per spiegare in modo semplice e sintetico il ruolo delle diverse istituzioni che intervengono nella tutela dei minori”.  Categorico anche sul fatto che ai bambini va sempre raccontata la verità.  e ne ha spiegato le ragioni: “il titolo del libro potrebbe trarre in inganno,  in effetti l’abitudine ad interloquire con il minore senza mentire o nascondere è riferibile anche alla necessità di spiegare ai più piccoli, senza scorciatoie, la realtà che lo circonda anche quella più dolorosa. Soltanto da questo presupposto si può iniziare a costruire un percorso migliore”.

Una guida quella dell’esperto Focaroli che dovrebbe essere adottata, come ha suggerito l’assessore Alessandra Biocca,  nelle scuole, dove gli stessi insegnanti si trovano spesso ad intercettare il disagio dei minori, anello debole all’interno di famiglie sempre più  fragili e disgregate, con genitori in difficoltà. E mette in guardia dallo stereotipo del drogato.  “Non crediate che il  genitore tossicodipendente sia un soggetto ai margini della società- ha aggiunto Focaroli, spesso è un professionista con giacca e cravatta,  che non riesce ad assolvere il suo compito educativo per le gravi problematiche cliniche che l’assunzione comporta”.  Situazioni molto delicate che il giudice si è trovato ad affrontare, in caso di affido ed adozioni. “quando si parla di affido e di adozione si fa riferimento ad un percorso di vita non semplice, sia per coloro che decidono di adottare e sia per chi è temporaneamente affidato e definitivamente adottato. In questa dinamica “duale” coppia/minori spesso le possibilità di successo, affinchè tutto proceda in modo lineare, dipendono da molti fattori; non sempre sono i minori ad esprimere un rifiuto – ha aggiunto ancora , talvolta lo sono anche gli aspiranti affidatari che si rivelano non all’altezza del ruolo o non adeguatamente preparati per questo cammino. Altra tematica toccata dal dr. Focaroli è quella relativa all’alienazione parentale:” l’attivazione  da parte di uno dei due genitori di adottare strategie di allontanamento del figlio dall’ex coniuge è una delle azioni più dannose ed emotivamente più distruttive sul minore. È in assoluto l’atto egoista più evidente superiore all’interesse sui figli che, invece, dovrebbe rivelarsi primario”.

La presentazione della guida, seguita da un folto pubblico di addetti ai lavori tra cui assistenti sociali,  educatori, avvocati, esponenti di associazioni di famiglie affidatarie, godeva del patrocinio dell’Amministrazione comunale. Un ruolo sempre più difficile quella dei Comuni, alle prese con l’ emergenza di famiglie in difficoltà  e minori abbandonati. “Eravamo al mese di luglio, un mese dopo l’insediamento della nuova giunta- ha ricordato la giovane assessore all’Inclusività, Monica Pomili, ed una  madre con figlio piccolo si è presentata nel mio ufficio con le valigie. A seguito di ulteriore crisi familiare, in presenza di genitore violento, non  sapeva dove andare. Ho dovuto trovare una sistemazione provvisoria in una casa famiglia, a notte fonda,  dopo numerose telefonate per far fronte all’emergenza”.

 

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