Grande interesse per il terzo appuntamento della Scuola di Formazione socio-politica diocesana

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sabato 21 settembre, presso il Centro Biancazzurro di San Benedetto del Tronto, si è tenuto dalle ore 15:00 alle ore 18:30, il terzo appuntamento della Scuola di Formazione socio-politica diocesana, che ha avuto come tema la sussidiarietà.
Presenti all’incontro Fernando Palestini presidente della “Fondazione Chiaretti”, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali e vicedirettore della Caritas Diocesana, Giorgio Vittadini presidente della “Fondazione per la Sussidiarietà” nonché uno dei fondatori di Comunione e Liberazione, Massimiliano Colombi docente di teologia presso l’Istituto Teologico Marchigiano.

Il pomeriggio si è articolato in un primo momento dove i relatori hanno affrontato il tema della sussidiarietà, un secondo momento dove i partecipanti, divisi per gruppi, hanno dato vita a laboratori di condivisione e confronto e un terzo momento dove poi tutti insieme si sono relazionati con i lavori scaturiti dai tre laboratori. Palestini ha introdotto il terzo appuntamento della Scuola di Formazione sottolineando che la sussidiarietà è un tema spesso affrontato da papa Francesco e anche dalla Costituzione Italiana. Ha spiegato, inoltre, che la sussidiarietà è un tema importante per chi collabora o fa parte di associazioni, fondazioni e altro.

Vittadini ha detto: “La sussidiarietà è presente in ogni periodo storico, non solamente oggigiorno. Si hanno tracce di realtà di sussidiarietà anche nel Medioevo. La sussidiarietà si manifesta con opere mirate alla realizzazione dei desideri di bene dei più bisognosi. Tutte le realtà di sussidiarietà nascono dal desiderio di raggiungere il bene comune. Anche nel cattolicesimo sappiamo che la fede senza le opere è morta. Sappiamo che la fede ha permesso la creazione di tante opere di sussidiarietà, come ad esempio gli ospedali, inoltre si pensi alle opere realizzate da don Bosco, don Gnocchi, don Sturzo.
L’Opera dei Congressi è una realtà di sussidiarietà, le Casse di Risparmio, le scuole professionali, i sindacati. Sono tutte realtà nate dalla necessità di raggiungere il bene della popolazione più povera, più debole. Sono tutte realtà popolari, nate dalla gente comune. Sono nate dal basso. L’Azione Cattolica non è solo un’appartenenza, ma è anch’essa una realtà di sussidiarietà, l’Università Cattolica, il Banco Alimentare. Con il tempo si è poi vista l’aggiunta politica, ma la partenza è sempre dalla gente del popolo. La vera forza sta nel popolo. Anche il più umile è necessario, tutti possono fare qualcosa. L’inizio della sussidiarietà è il desiderio di bene. Tra i cristiani, per esempio, la spinta per far dire “andiamo avanti” è la fede. Importante inoltre lavorare insieme, perché insieme si sostiene il desiderio e ci si può correggere a vicenda, la fede cristiana ci dice che si deve creare comunità, che l’individualismo è da evitare. Le realtà di sussidiarietà sono un corpo intermedio tra chi è al comando e la gente del popolo, è sbagliato credere che un uomo solo al comando possa migliorare le condizioni. Queste realtà sono create da persone che si sono impegnate per raggiungere il benessere comune e che hanno un contatto diretto con la gente del popolo, che invece non riuscirebbe mai a raggiungere le Istituzioni. Ultimamente vediamo come sia venuto meno l’ideale e senza ideale la sussidiarietà si affievolisce. Alcune opere di sussidiarietà hanno perso la passione verso l’essere umano e sono diventate quasi uffici pubblici. Spesso purtroppo in alcune realtà il desiderio del raggiungimento del bene comune ha lasciato il posto all’interesse proprio. Abbiamo bisogno di riprendere un percorso di fede che ha come desiderio l’aiuto e il sostegno per l’altro. Dobbiamo comprendere la dignità umana e passarla ai giovani, dobbiamo generare cose nuove e far rinascere quello vecchio. È importante capire che quanto aiutiamo una sola persona aiutiamo tutte. Quando don Bosco, don Gnocchi e don Sturzo hanno fatto nascere le loro opere di sussidiarietà per i bisognosi anche lo Stato li ha aiutati perché la loro tenacia e la loro passione per l’essere umano ha convinto anche lo Stato”.

Il vescovo Carlo Bresciani ha detto: “Sono felice di vedere proseguire con successo questa Scuola di Formazione. Il principio di sussidiarietà e un pilastro fondamentale sia nella Chiesa che nella società. È importante creare corresponsabilità”.

Colombi ha detto: “La parola sussidiarietà è spesso manipolata, a volte sembra addirittura il suo esatto contrario come ad esempio quando sussidiarietà viene legata a sussidio e quindi sembra di parlare di interessi. Un tempo non era così. La sussidiarietà non deve essere usata solo per capire la società, ma anche per organizzare la società. È importante non riproporre una sussidiarietà stantia, legata al passato, ma crearne di nuove. Spesso si fa l’errore di credere che deve esistere un altro “don Bosco” per avviare opere di sussidiarietà oppure non se ne fa niente, invece è importante scoprire e valorizzare le tante persone che si impegnano a fare qualcosa per gli altri. È pure vero che alcune realtà non perseguono il bene comune, ma solo il proprio interesse. Secondo il mio punto di vista la crisi della sussidiarietà è legata alla crisi della società. Dall’enciclica di papa Francesco “Evangelii gaudium” ho estrapolato alcuni verbi: 1. Prendere l’iniziativa, coinvolgersi. Molto spesso le famiglie inducono i giovani a pensare solo a se stessi, a raggiungere il successo ignorando gli altri, ogni bisognoso diventa un peso che rallenta la corsa all’eccellenza. 2. Accompagnare. La velocità del cammino, in questo caso, non la decidi tu, ma il soggetto che accompagni e così si decide di proseguire da soli lasciando tutti gli altri indietro. 3 Fruttificare, rendersi conto quando un’azione ha prodotto dei frutti e 4. Festeggiare il buon esito. Notiamo che il disagio non è solamente giovanile, ma è una crisi dell’intera società. Dio ci parla attraverso i giovani, dobbiamo scoprire cosa ci sta dicendo. Ai giovani abbiamo consegnato un’idea di libertà individuale e non l’importanza dei legami. In questo disagio generale, purtroppo, è in gioco la libertà. Il disagio non è causato dal destino,ma siamo noi adulti che abbiamo detto ai più giovani che la libertà si raggiunge solo quando si è da soli e che dobbiamo essere perfetti. Gli abbiamo detto che i fragili devono essere lasciati soli e seguire solo i forti, dimenticando che tutti siamo fragili, solo che alcuni sono fragili inconsapevoli e al momento del bisogno anche loro avranno bisogno degli altri. Non esistono gli “sfigati”, perché prima o poi tutti avranno bisogno di qualcuno che li aiuti. La sussidiarietà è un bisogno collettivo, ma qualcuno non lo ammette e solo questa la differenza tra chi consideriamo fragili e chi no. La fragilità solo quando è vissuta da soli diventa disgrazia. Quando ci impegniamo ad aiutare qualcuno non dobbiamo pensare alle difficoltà che potrebbero sorgere o se ciò che facciamo ha senso, perché quando ci fermiamo a pensare perdiamo del tempo prezioso per fare del bene”.

Al termine dei laboratori, tornati tutti nella sala, sono stati esposti i risultati dei lavori. I tre laboratori sono stati:
1. Sussidiarietà e welfare
2. Sussidiarietà, mondo della scuola, opportunità e comunità,
3. Sussidiarietà e imprese.

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