Sorelle Clarisse: “L’uomo è chiamato alla decisione radicale per entrare nel regno di Dio”

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DIOCESI – Al cuore della pagina evangelica di questa domenica c’è la decisione radicale a cui l’uomo è chiamato per entrare nel regno di Dio. Decisione che richiede delle qualità e, Gesù, ce le fa ammirare nel comportamento dell’amministratore disonesto, un uomo che sa reagire con determinazione e prontezza nel momento in cui la sua condotta sconsiderata e avida viene scoperta.
Che cosa loda Gesù in quest’uomo? Innanzitutto, la sua capacità di guardare e accettare la realtà: «Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione?». Da qui, la capacità di riconoscere i propri limiti, le proprie miserie: «Zappare, non ne ho la forza, mendicare, mi vergogno…». Infine, la capacità di decidere e scegliere per il futuro: «So io che cosa farò, perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua».
Un uomo, quindi, che, davanti ad una situazione di svolta, lì dove è in gioco tutto il suo avvenire, dà prova di estrema decisione e grande scaltrezza.
È di questo che, oggi, il Signore ci chiede conto: perché mai continuate a vivere la vostra vita indifferente, spenta, superficiale, protesa solo verso le cose e non comprendete l’urgenza dell’ora che state vivendo? Perché non prendete l’unica decisione che può dare sapore a tutte le altre scelte della vostra vita? In altre parole: in cosa stiamo investendo? Stiamo vivendo la nostra vita? O c’è qualcuno che sta vivendo al nostro posto?
L’amministratore ha l’abilità di cambiare il senso, di rovesciare la direzione del denaro che non va più verso l’accumulo ma verso il dono, non genera più esclusione ma comunione e amicizia.
Quello che non fanno, invece, le classi abbienti che, come scrive il profeta Amos nella prima lettura, attraverso la frode opprimono e riducono al nulla l’uomo pur di guadagnare e arricchirsi.
Non basta recriminare sulle situazioni, non basta lamentarsi dell’assurdità di questi tempi, non basta constatare…non deve bastare alla nostra vita né tantomeno possiamo accettare che basti alla vita dei nostri fratelli.
Occorre pensare, occorre inventare, occorre immaginare, occorre decidere passi concreti che non abbiano il fiato corto ma l’orizzonte ultimo, quello definitivo, l’orizzonte e la meta che è Cristo, il suo Vangelo, la sua proposta e promessa di una eternità di vita.
Per noi, dice San Paolo, e per tutti, perché «possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio».

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