Rispettare il corpo

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Giovanni M. Capetta

Citando il suo predecessore Benedetto XVI, Papa Francesco afferma che “esiste una ecologia dell’uomo perché anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere” (LS 155) Fino a che punto siamo consapevoli del valore del nostro corpo e che anch’esso risponda a delle regole iscritte nella sua natura? Prima ancora che “Tempio dello Spirito”, come è chiamato dalla Scrittura, il corpo e ciò che ci mette in relazione con l’ambiente esterno e con gli altri. “L’accettazione del proprio corpo come dono di Dio è necessaria per accogliere e accettare il mondo intero come dono del Padre e casa comune” (LS 155) Chi vive secondo una logica di dominio sul proprio corpo esercita in qualche modo una tendenza di dominio anche sul creato. “Imparare ad accogliere il proprio corpo, ad averne cura e a rispettare i suoi significati è essenziale per una vera ecologia umana” (LS 155). Questa verità si applica in famiglia non appena i figli e le figlie si affacciano all’età dell’adolescenza.

Cosa succederebbe se non ci fossero i genitori a consolare, ridimensionare e relativizzare quando allo specchio una figlia o un figlio si vedono brutti, grassi e pieni di brufoli? Quante lacrime in più andrebbero versate se un papà o una mamma pazienti non si sostituissero al verdetto autodistruttivo di un figlio e sapessero ricucire in lui l’autostima necessaria per affrontare il mondo? Purtroppo spesso la buona volontà dei genitori non basta e in questi anni d’età si consumano i drammi di patologie anche gravi (penso alle forme più violente di anoressia e bulimia) che sono proprio l’esito di un rifiuto del proprio corpo, come di un compagno scomodo che non si riconosce più. È in questi casi che senza temporeggiare le famiglie devono rivolgersi a chi può aiutarli. Ma anche senza arrivare a questi casi limite, dobbiamo ammettere che tutti ci confrontiamo con il nostro corpo e abbiamo con esso un rapporto più o meno conflittuale. Basti pensare a tutto il fenomeno delle diete, che talvolta sembra seguire l’andamento di una moda.

Vi è una cura del corpo che è sacrosanta e impone dei sacrifici, ma vi sono anche delle esagerazioni in cui l’obbiettivo da raggiungere non è la salute, ma un ipotetico criterio di bellezza, spesso dettato da modelli consumistici che sono lontani dal benessere corporeo. La stessa chirurgia estetica spesso sembra rincorrere dei prototipi di bellezza che non si adattano all’età delle persone che vi si sottopongono. La stessa tendenza, che va crescendo, di tatuarsi su zone sempre più vaste della pelle sembra rientrare in quel bisogno di comunicare agli altri, attraverso questi segni applicati, significati e messaggi diversi e alternativi a quelli che il corpo stesso offrirebbe. Riconoscersi creature, accettarsi anche nelle proprie imperfezioni, accogliere il dono della propria sessualità, maschile e femminile, tutto questo avviene principalmente fra le mura domestiche ed è fondamentale non perdere le occasioni di dialogo e confronto perché chi sta diventando uomo o donna non si senta solo, ma maturi una sempre più solida consapevolezza di sé.

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