Separati, divorziati risposati e divorziati conviventi, Vescovo Bresciani: “Dobbiamo accogliere, accompagnare, discernere e integrare”

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DIOCESI – Da pochi giorni i Vescovi della conferenza Episcopale Marchigiana hanno “tradotto” in un breve sussidio il senso del capitolo VIII di Amoris laetitia. In dieci pagine, più una conclusiva, i presuli marchigiani sono riusciti a spiegare con chiarezza l’essenza del capitolo più discusso dell’Esortazione postsinodale sulla famiglia. E, allo stesso tempo, hanno offerto indicazioni non equivoche sulla prassi pastorale da seguire. Scarica il documento Nota Amoris Laetitia Vescovi Marche
Per comprendere meglio questo importante sussidio abbiamo intervistato il Vescovo della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, Mons. Carlo Bresciani.

Eccellenza, perché i Vescovi delle Marche hanno deciso di scrivere questo documento?
Nell’esortazione Amoris Laetitia, che è successiva ai due sinodi sul matrimonio, il papa al cap. VIII indica alcuni atteggiamenti che la Chiesa intende assumere per una pastorale che si prenda cura anche delle fragilità del matrimonio, di coloro che si trova con matrimoni falliti o che hanno contratto matrimonio civile dopo aver ottenuto il divorzio.
La domanda che come Chiesa ci dobbiamo fare è: come accogliere, accompagnare, discernere e integrare le persone che si trovano ad affrontare queste diverse situazioni? La Chiesa, mantenendo la piena fedeltà al Vangelo, non può non cercare i modi adeguati di prendersi cura delle persone che si trovano a vivere in queste situazioni.
I Vescovi delle Marche, come quelli di altre Conferenze Episcopali, hanno dato seguito alla richiesta del papa di offrire indicazioni ai sacerdoti e ai fedeli in merito all’accesso ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia da parte dei fedeli che si trovano nelle situazioni matrimoniali sopra richiamate.

Del documento “Amoris Laetitia” si è molto discusso della nota del capitolo VIII. Qual è l’interpretazione data dai Vescovi?
Non si tratta di concedere benevole eccezioni, magari per alcune ricorrenze (prime comunioni, cresime o altro). Per evitare il grave rischio di messaggi sbagliati, il documento dei Vescovi delle Marche va letto per intero e non può essere ridotto alla questione: “sacramento sì, sacramento no”.
Sarebbe uno scandalo far passare l’idea che il sacramento del matrimonio non sia indissolubile e che ci si possa accostare superficialmente ai Sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia senza le dovute condizioni personali di fede e di vita.
D’altra parte, la dottrina va calata dentro le situazioni concrete delle persone e la finalità della Chiesa è di accogliere e accompagnare tutti nel cammino di fede, nella verità e nella carità.

Nel documento sono indicate tre situazioni specifiche, ce le potrebbe illustrare?
Sì, i Vescovi indicano tre situazioni particolari che, all’interno di un cammino di fede, sotto la guida di un sacerdote esperto, potrebbero aprire la strada alla Riconciliazione e all’Eucaristia, senza per nulla intaccare la dottrina della fedeltà e dell’indissolubilità del matrimonio sacramento.
La prima è la situazione del coniuge che nel cammino di fede giunge all’impegno a vivere da continente in fedeltà al sacramento del matrimonio. Ciò era già previsto da Familiaris Consortio di san Giovanni Paolo II.
La seconda è quella del coniuge che vive in un seconda unione dopo il divorzio e che, nel cammino di fede, ha maturato l’impegno a mantenere la continenza, ma che per la fragilità umana è andato incontro a mancanze in questo ambito.
La terza situazione prende in considerazione la complessità della relazione di coppia che, anche per il bene dei figli generati, richiede che si mantenga saldo il rapporto. Può essere che coniuge parte sia disposto a vivere la continenza, ma l’altro no e, quindi, non può mantenere l’impegno per la mancata collaborazione.
Queste tre situazioni vanno pensate dentro un cammino di fede e di riscoperta del significato evangelico del sacramento del matrimonio. Senza questo cammino di fede, che “non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa”, manca il pieno significato del sacramento della Riconciliazione e dell’Eucaristia per la vita cristiana.
Non può essere ammesso ai sacramenti chi non si interroga coscienziosamente sui possibili passi da compiere per un cammino di fede e non prendono le decisioni conseguenti.

Quale obbiettivo si prefigge la nota dei Vescovi della Conferenza Episcopale Marchigiana?
L’obbiettivo è quello proprio della Chiesa: in piena comunione con il papa, annunciare il Vangelo accompagnando le persone a comprendere la verità di vita in esso contenuto, sostenendole nelle difficoltà del cammino con la grazia dei sacramenti, annunciando comunque e sempre la bellezza e la gioia dell’amore coniugale secondo il progetto che Dio ha inscritto nell’uomo e nella donna.
Per questo il documento del Vescovi va letto e applicato per intero.

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