Eucaristia e divorziati, quando sì. La nota dei vescovi delle Marche

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MARCHE – I vescovi della Regione Ecclesiastica delle Marche hanno diffuso un documento dal titolo Accogliere, accompagnare, discernere e integrare la fragilità. Nota pastorale sul capitolo VIII dell’Amoris Laetitia (AL) col quale intendono rivolgersi ai sacerdoti e ai fedeli per affiancarli nei percorsi di pastorale familiare.

Scarica il documento Nota Amoris Laetitia Vescovi Marche

Nel testo i pastori ricordano come il matrimonio cristiano fra un uomo e una donna sia segno dell’amore fra Cristo e la Chiesa ed è proprio in questo l’essenza della sacramentalità del matrimonio. In tale sacramento «fedeltà, indissolubilità, generatività, caratteristiche dell’amore divino per ciascuno di noi, sono proprie anche del matrimonio e non possono mancare in un amore che voglia essere segno dell’amore di Dio». I vescovi dichiarano di apprezzare le coppie che vivono in questo orizzonte sacramentale e che alimentano il proprio matrimonio ricorrendo alla Riconciliazione e all’Eucaristia.

Nell’attuale contesto sono però variegate le situazioni di difficoltà e di fragilità legate alle sfera affettiva e la Chiesa con premura materna invita ad accompagnare coloro che si trovano in tali situazioni. Nessuno deve sentirsi escluso dall’amore e dall’attenzione che i pastori vogliono avere verso ogni persona.

Una prima situazione può verificarsi nel caso in cui due fedeli abbiano dubbi sulla validità del proprio matrimonio. In tal caso, i vescovi della Marche spiegano che «le equipe giuridico-pastorali, volute da papa Francesco, hanno il compito di un primo ascolto e aiuto a queste coppie in difficoltà e di sostenerle a superare le difficoltà nella verifica dell’ipotesi di nullità del patto coniugale. In caso positivo, ci si rivolgerà al tribunale ecclesiastico o per il cosiddetto ‘processo breve’ davanti al Vescovo diocesano e al suo Vicario Giudiziale, oppure al Tribunale interdiocesano di Fermo per il processo ordinario».

Un’altra situazione è data dalla separazione dei coniugi. In questo caso, i vescovi ricordano che «la sola separazione (a volte solo subita senza colpa), senza aver contratto matrimonio civile e senza convivenza, non impedisce l’accesso ai sacramenti della fede (Confessione, Eucaristia, ecc.), fatte salve le normali condizioni per la loro valida recezione e a condizione che i doveri di giustizia nei confronti del coniuge e dei figli siano soddisfatti». È inoltre necessario sottolineare che «la sola separazione non toglie a questi coniugi alcuna possibilità di esercizio di ministeri particolari nella Chiesa (catechisti, lettori, ministri dell’Eucaristia, padrini e madrine, insegnanti di Religione Cattolica…)».

Ci sono poi divorziati che hanno dato vita a una nuova unione o che hanno contratto un secondo matrimonio con rito civile. Per coloro che si trovano in questa situazione, i vescovi osservano che «nel caso in cui i conviventi non possono separarsi a motivo dei figli da educare o per altre gravi ragioni, la Chiesa deroga all’obbligo della separazione. Si tratta di quelle “situazioni concrete che non permettono di agire diversamente”(AL 301). “Nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere a una risposta più perfetta ad essa” (AL 300) essi possono giungere anche a impegnarsi a vivere continenti in questa nuova relazione. In tal caso, possono essere ammessi ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia, come già affermato dalla Esortazione apostolica Familiaris Consortio n. 84 di san Giovanni Paolo II». I pastori precisano che «la decisione di ammettere in questi casi ai sacramenti va, però, collocata sempre all’interno di un vero cammino di fede e di un prudenziale discernimento in foro interno “secondo gli insegnamenti della Chiesa e gli orien- tamenti del Vescovo” (AL 300), onde “evitare il grave rischio di messaggi sbagliati”, che si concedano cioè “eccezioni” o che la Chiesa “sostenga una doppia morale” ed evitare di favorire l’individualismo pastorale dei sacerdoti e il soggettivismo personale dei fedeli (AL 300)». Inoltre «i fedeli divorziati, che vivono in seconde nozze, che non accettano di riconoscere il disordine oggettivo della loro condizione matrimoniale, che non si interrogano coscienziosamente sui passi possibili da compiere per un cammino di fede e non prendono le conseguenti decisioni, non possono essere ammessi ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia. Lo si comunicherà loro con delicatezza e rispetto, aiutandoli a comprendere i motivi di tale esclusione».

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