San Benedetto, torna a splendere la Chiesa Sacra Famiglia

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel quartiere Ragnola la comunità è in festa per i 50 anni della Chiesa Sacra Famiglia. Durante la settimana tanti sacerdoti hanno celebrato l’eucarestia ed altrettanti sono stati ricordati nell’edificio da poco riaperto al pubblico dopo due mesi di intenso lavoro.

Sabato 7 settembre il cuore dei festeggiamenti con la celebrazione solenne presieduta dal vescovo diocesano Carlo Bresciani. Durante la messa saranno benedetti i quattro angoli dell’edificio e le due nuove vetrate artistiche di 250kg ciascuna, realizzate a progetto esclusivo dai maestri vetrai della Caron Artistiche di Vicenza.

La settimana giubilare è stata ufficialmente inaugurata sabato 31 agosto con una messa solenne in ricordo di don Osvaldo Cataldi. “Veniva da Montalto Marche anche se aveva già avuto esperienza a San Benedetto come viceparroco nella parrocchia San Pio X, per 16 lunghi anni, e attraverso il suo servizio pastorale come assistente dell’Azione Cattolica. In 11 anni, a Ragnola, ha lasciato un segno profondo. Io avuto modo di conoscerlo bene, – riferisce don Francesco Ciabattoni – negli anni ‘80 organizzava i primi campi educatori al Foyer. Mi colpiva il suo stile solare e da prete moderno. Suonava la chitarra ed era aperto al mondo, si stupiva delle piccole cose, era contento di stare in questa parrocchia. Ha lasciato il segno nella comunità con la sua azione pastorale e con alcune opere materiali: la sistemazione della cappellina, la realizzazione dell’altare maggiore e il rifacimento del presbiterio, l’inserimento sotto l’altare, davanti all’ambone e sul leggio delle formelle e le 15 stazioni della via crucis dell’artista Ubaldo Ferretti, la tinteggiatura della chiesa, l’inferriata in metallo che divide il presbiterio dalla sagrestia. Ha avuto coraggio di abbassare il presbiterio e sostituire il primo altare. Il suo cuore era anche a Sarajevo. Aveva ospitato a Montalto gli sfollati dalla guerra nella caotica allora Jugoslavia e ogni anno si recava al di là dell’adriatico a portare aiuti di ogni tipo.” Pochi sanno che don Osvaldo si è anche fatto personalmente carico di portare i primi soccorsi all’indomani del terremoto de L’Aquila nel 2009. Per una settimana trasformò il cortile della parrocchia in un centro di smistamento, in cui i volontari si moltiplicavano e i beni di prima necessità non si fecero attendere per sostenere quei paesi in grave emergenza.

Il 1 settembre la santa messa delle 18:30 è stata celebrata in memoria di don Franco Iaconi. Una comunità commossa si è stretta intorno al suo ricordo, ancora vivo e scolpito nei cuori a distanza di quasi 20 anni dalla morte. Un paroco fedele, entusiasta nello svolgimento del lungo sacerdozio, sempre ottimista, mai svilito e abbattuto di fronte alle ineliminabili sofferenze presenti nella sua vita di uomo. Una guida e un porto sicuro per i collaboratori pastorali, che torna ad essere presenza grazie agli intensi rapporti di amicizia, stima, affetto e gratitudine che in vita ha saputo costruire.

Lunedì 2 settembre, nell’omelia, don Pio Costanzo descrive il ruolo del parroco e la dimensione della parrocchia attraverso una bellissima metafora del nido di rondine: lì si viene allevati e quando si spicca il volo, prima o poi ci si ritorna. La parrocchia di origine resta sempre la propria parrocchia. Il sacerdote ha celebrato la santa messa in ricordo del primo parroco di Ragnola: don Mario de Angelis, un giovane prete che nel 1969 si ritrovò un edificio incompleto ed un quartiere da trasformare in una comunità. Sua l’idea di realizzare il mosaico della Sacra Famiglia nell’abside. Colto e raffinato, già insegnante di latino presso le scuole delle suore concezioniste, cominciò l’edificazione della Chiesa dai giovani (oggi settantenni) proponendo cineforum, gite e feste. L’attenzione per i bambini si espresse nel costituire l’asilo, diretto dalle suore concezioniste. Tra le opere di misericordia la visita diurna agli ammalati di Ragnola e la santa messa presso l’ospizio nei pressi dell’abbazia di San Benedetto martire, dove soggiornava sua madre. Un padre fondatore profondamente legato alla comunità di Ragnola che aveva rimpianto dopo il trasferimento in Cattedrale.

La settimana giubilare è proseguita con le celebrazioni eucaristica presiedute da don Juvenal Lukumbusho, viceparroco, che martedì 3 settembre ha pregato per i giovani, da don Gianluca Rosati che mercoledì 4 ha pregato per gli ammalati ed i sofferenti, da don Ulderico Ceroni che giovedì 5 ha pregato per i collaboratori pastorali, gli animatori ricordando don Mario Fioravanti. Infine venerdì 6 don Mariano D’Ercoli pregherà per i defunti della parrocchia dalla sua consacrazione (oltre 1000).

Ciascuno di questi sacerdoti ha un ricordo, un’emozione, un’esperienza che li ha legati alla Chiesa di Ragnola ed alla sua comunità. Alcuni hanno brevemente soggiornato, accanto ai coevi parroci, altri ne hanno fatto la propria dimora fisica e spirituale per lungo tempo, altri sono stati accompagnati nell’estremo saluto dalla comunità addolorata, altri sono stati legati da intensi e reciproci rapporti di stima. Tutti hanno lasciato una traccia di amore e misericordia, trasmettendo ciò che Giovanni Paolo II scrive nell’ Esortazione Apostolica Pastores dabo vobis : “Testimoni sponsali dell’amore di Cristo, capaci di amare la gente con cuore nuovo, grande e puro, con autentico distacco, con dedizione piena, continua e fedele, e insieme con una specie di gelosia divina, con una tenerezza che si riveste persino delle sfumature dell’affetto materno”.

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