Acquaviva Picena, tanti consensi per il nuovo libro di Compagnoni

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ACQUAVIVA PICENA
– Ha riscosso tanti apprezzamenti il nuovo libro di Teodorico Compagnoni “Storie di piazze e di cortili piceni” presentato sabato 31 agosto presso la Sala Consiliare della BCC Banca del Piceno di Acquaviva Picena. La Sala era gremita, presente oltre all’autore anche il sindaco di Acquaviva Rosetti, il vice sindaco Balletta, l’assessore alla cultura Riga, il consigliere Massicci, il consigliere del comune di San Benedetto del Tronto Balloni, Ettore Picardi, Guido Castelli e Giancarlo Norcini Pala presidente di Ascoli Reti Gas. Ettore Picardi, grande amico di Compagnoni ha aperto l’evento dicendo: “Teodorico mi ha dato l’onore di scrivere la prefazione del suo ultimo lavoro. Inutile presentare Teodorico ad Acquaviva, tutti lo conoscono. Vi fornirò degli spunti per la lettura di questo libro “Storie di piazze e di cortili”. A me piace molto lavorare in contatto con i libri, sono tutte storie diverse, originali, raccontano vite che non ci appartengono, ma leggendole sembra di sentirle dentro. Il libro di Teodorico Compagnoni è una raccolta di tradizioni, riti, storie di vita di un tempo, di ricordi ormai persi, di preghiere dimenticate che attraverso questo libro possono tornare alla luce. Una serie di abitudini che nel Piceno, non inteso come zona ristretta, ma il Piceno di un tempo cioè un territorio molto esteso che va dall’Abruzzo all’Umbria che prende gran parte delle Marche, scandivano la vita delle persone. È un libro che vuole innescare nel lettore la domanda: “meglio la tradizione o l’innovazione?” oppure meglio mantenere le tradizioni, che infondo sono le nostre radici e accettare l’innovazione quando questa rappresenta una miglioria nella nostra società”.
Teodorico Compagnoni ha detto: “Io ringrazio tutti i presenti ed in modo particolare Giancarlo Norcini Pala presidente Ascoli Gas Reti perché è grazie a lui se io oggi posso darvi il libro in omaggio. Io ringrazio tutti i miei collaboratori, tutte quelle persone che negli anni mi hanno raccontato le preghiere, storie, abitudini e quant’altro era presente molti anni fa nel nostro territorio. Il Piceno comprendeva parte di tre Regioni, Marche, Umbria e Abruzzo. Il mio libro parla della cultura antropologica, di folklore, letteralmente folklore significa “sapere del popolo”, della vita di un popolo ne fanno parte le leggi, le abitudini, l’arte, i racconti tramandati oralmente e molto altro. Nel libro ci sono cose che i giovani non conoscono affatto e che anche molti adulti hanno dimenticato, se le radici non sono abbastanza profonde si rischia di sentirsi persi, quando invece esse sono forti si può affrontare serenamente il cambiare delle epoche. Il mio libro parte dalla festa di san Martino di Tours, perché il calendario agricolo era quello che scandiva l’anno di questa popolazione pressoché agricola, ecco allora la motivazione del mio iniziare proprio con quel particolare racconto. Ci sono storie tristi e storie felici, come recita un vecchio proverbio: “si canta, si balla e si porta la croce”, storie però di amicizia, di fiducia, sacrificio, speranza, generosità, religiosità e onestà”. Guido Castelli ha detto: “Noi siamo figli di una storia, noi “saliamo sulle spalle delle tradizioni”. Adesso pare si viva solo il presente, senza un passato e senza un futuro. San Bernardo diceva che la vera battaglia è quella dentro di noi, cercare dentro di noi la verità. Sembra che in questa era digitale la verità non esista più o comunque è più difficile trovarla. Un libro come questo, pieno di storie e tradizioni di epoche passate, è bene venga attualizzato, è un gesto di fronte anacronismo”. Giancarlo Norcini Pala ha detto: “Ho trovato in questo libro tante cose carine, mi ha riportato alla mente tanti ricordi di me bambino e ragazzo. Era un ambiente diverso, forse più semplice, ma più felice che ci ha condizionato in modo indelebile e che ancora oggi ricordiamo con affetto e riconoscenza”. Il consigliere Balloni ha detto: “È bello vedere la tua coerenza, Teodorico, ascoltandovi mi è sorta una domanda, nel periodo dell’Impero Romano, o durante la diffusione del cristianesimo così come nel Rinascimento pure possiamo notare una certa “globalizzazione” e allora come la globalizzazione d’oggi è più negativa delle altre?”. Teodorico Compagnoni ha così risposto: “Le altre rappresentano un’acculturazione lenta che rispettava certi valori e tradizioni delle zone coinvolte, la globalizzazione di oggi invece è forzosa e non rispetta niente e nessuno, non lascia spazio alle tradizioni e clona gli uomini, cancella la personalità e forma a suo piacimento quella nuova. È una cultura dell’isolamento”.

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