Mons. Hinder (Arabia meridionale), “c’è sempre un modo per essere coraggiosi testimoni della Buona Novella”

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“Un importante passo avanti per il rispetto reciproco delle religioni musulmana e cristiana”. Così mons. Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale, torna a parlare del documento sulla fratellanza umana siglato a Abu Dhabi dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmed al-Tayyeb e da Papa Francesco durante la visita apostolica di quest’ultimo, nel febbraio scorso, negli Emirati Arabi uniti.

Nella sua lettera pastorale, che prende spunto dal versetto del Vangelo di Marco (4,40) “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”, il vicario sottolinea che il Pontefice “è venuto per incoraggiarci sapendo che viviamo come una Chiesa di migranti nei Paesi musulmani”. Secondo il vicario, religioso cappuccino, “le restrizioni che abbiamo nei Paesi islamici non vogliono dire che dobbiamo restare inattivi. C’è sempre un modo per essere coraggiosi testimoni della Buona Novella. Lo scopo è testimoniare l’amore di Dio attraverso le nostre vite, le nostre azioni e le nostre parole”. Nella sua lettera pastorale mons. Hinder ricorda come “il fatto che una piccola delegazione di cristiani yemeniti abbia potuto partecipare alla messa e incontrare il Santo Padre ad Abu Dhabi è un segno che anche in mezzo a guerra e conflitti sono possibili gesti significativi. Non abbiate paura è un invito che vale anche in tali situazioni. Lo annunciamo ai nostri fratelli e sorelle nello Yemen e a tutti coloro che stanno lottando situazioni difficili”. Mons. Hinder, pur giudicando legittimo porre “alcune domande” sull’incontro tra Papa Francesco e il Grande Imam, avverte che “chi mette in discussione l’ortodossia di Papa Francesco dovrebbe chiedersi se non sta difendendo la propria idea di Chiesa piuttosto che la Chiesa costruita sulla roccia di Pietro”. A riguardo il vicario cita il Credo, “a volte pronunciato senza rifletterci troppo” ed invita a riscoprirne “le verità fondamentali”.

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