Santa Lucia, un quartiere in attesa. Bianconi: «Il Comune conosce i nostri problemi, mancano risposte»

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Giuseppe Bianconi

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Occhi puntati su uno dei quartieri più storici di San Benedetto: quello di Santa Lucia. Dopo un periodo di pausa, riprende il nostro tour all’interno delle 16 associazioni zonali cittadine e, stavolta, la parola va al presidente Giuseppe Bianconi.

Attualmente quali sono i principali problemi del quartiere Santa Lucia?
«Abbiamo riassunto le criticità in un documento protocollato nell’aprile scorso in Comune. Spiace dirlo, ma da allora ad oggi non è cambiato nulla. Dal caos-viabilità che continua nell’area tra la Statale 16 e gli incroci con le vie S. Lucia e Voltattorni, fino alla mancanza di un servizio di trasporto pubblico, passando per le carenze di manutenzione delle strade».

Cerchiamo di approfondire le varie questioni, iniziando dalla viabilità: per quel dedalo di strade intorno alla Nazionale, da tempo si parla della realizzazione della cosiddetta “rotatoria a banana“…
«La banana si è sfatta prima ancora di maturare. Vero, si parla da anni di questo progetto, che risolverebbe alla radice il problema. Ma credo che il Comune non abbia i soldi per realizzarla. Serve dunque un’alternativa. La mia idea? Installare delle telecamere vista-red, come quelle tra le vie Pizzi e S. Martino, per punire gli automobilisti che passano col rosso. Oppure, ancora, riprogrammare i tempi dei vari semafori presenti in quella zona. Comunque sia, va fatto qualcosa in tempi rapidi, perché gli incolonnamenti di auto, lo smog e il rischio di incidenti sono situazioni ormai quotidiane».

A marzo, durante l’ultima assemblea pubblica di quartiere, è emerso anche che Santa Lucia aveva anche un problema di “movida molesta”, incentrata nel McDonald’s. A distanza di mesi, com’è la situazione?
«Devo dire che, grazie al dialogo, le cose sono migliorate. Le tante lamentele che ricevevo fino a poco tempo fa, sono diminuite. Questo è forse l’unico miglioramento fatto nel nostro quartiere».

Il sindaco Piunti ha inaugurato un nuovo ciclo d’incontri faccia a faccia tra la giunta comunale ed i direttivi dei vari quartieri, siete pronti a questo summit?
Se non ricordo male, noi siamo convocati per novembre, ma francamente sarei tentato di non andare. Partecipare ad un incontro per sentirmi dire “stiamo lavorando”, “faremo”, “interverremo”, su problemi come quelli che, a Santa Lucia, sono sempre gli stessi da anni, mi sembra una presa in giro.

Insomma, proprio non si capacita di questa situazione?
Esatto, a mio modo di vedere le cose sono due: all’interno del Comune, o non c’è raccordo tra sindaco e assessori, oppure questa sintonia manca tra l’apparato politico e quello dedicato all’attuazione pratica dei lavori. Altrimenti non si spiegano certe cose

Il vostro quartiere ospita una delle chiesette più caratteristiche della città che, fino a qualche anno fa, era fulcro di una bella festa. Poi questa tradizione si è bloccata, in futuro pensa che potrà essere mai ripresa?
«E’ un dispiacere personale non vedere più quella festa. Io ci sono nato a Santa Lucia e ho vissuto gli anni d’oro, quando in quella giornata si ritrovavano i rappresentanti della tradizione marinara e quelli della tradizione contadina. Oggi, purtroppo, al 98% dei residenti interessano poco le dinamiche della nostra zona, perché non vivono il quartiere. Siamo diventati un semplice dormitorio ma, comunque, continuo a sperare di rivedere attiva la Festa di S. Lucia».

Intanto, l’anno prossimo, si rivota per il rinnovo dei Comitati di quartiere. Lei sarà ancora candidato?
«Direi proprio di no, ho già fatto il mio percorso all’interno del comitato. Sono uno dei più attivi, avendo partecipato, negli Anni Ottanta, alla creazione del primo comitato S. Lucia, con la presidenza dell’indimenticabile Novemi Traini. Dunque non mi ricandido, anche perché, come ho già detto, sono deluso da certe dinamiche. Oggi, a San Benedetto, chi non ha degli interessi politici da perseguire si trova male nei comitati di quartiere».

Un tema che sta a cuore a tutta la città è quello del futuro dell’ospedale Madonna del Soccorso e della collocazione di un nuovo presidio sanitario. Cosa ne pensa?
«Come presidente di quartiere, sposo totalmente la linea presa dalla Conferenza dei presidenti, che raccoglie tutti i rappresentanti delle 16 zone sambenedettesi. Ma se posso aggiungere una considerazione strettamente personale, credo che il Comune si sia mosso in ritardo per reclamare l’importanza di mantenere nel nostro territorio delle strutture sanitarie pubbliche di alto livello. Altri territori che hanno fatto per tempo le proprie mosse in Regione, come Fano, hanno già ottenuto risultati».

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