Diaconi: “andare verso e dimorare nelle periferie esistenziali e geografiche”

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“Ci siamo incontrati in un tempo in cui il dolore e le povertà delle periferie dell’esistenza sono sempre più acuti e drammatici e, al tempo stesso, sono più alti e duri i muri eretti per respingerli, in nome di identità spesso usurpate o travisate, che, come denuncia Papa Francesco, trasformano milioni di vite in ‘scarti’. Ci siamo incontrati in un tempo in cui la diaconia al prossimo è chiamata a ‘maturare sempre più la consapevolezza di essere nel mondo e nelle circostanze attuali, sale della terra e luce del mondo, voce di profezia, che a partire dalle periferie proclamano la novità del Vangelo’”.
Lo si legge nel messaggio finale a conclusione del convegno nazionale organizzato dalla Comunità del diaconato in Italia, presieduta da Enzo Petrolino, e che si è tenuto a Vicenza nei giorni scorsi. Il convegno di quest’anno ha avuto per tema: “Diaconatoperiferiemissione. Diaconi dispensatori di carità, custodi del servizio”. Il convegno quest’anno è nato dalla collaborazione con la Pia Società san Gaetano, che ricorda il 50° della prima ordinazione diaconale, il 22 gennaio 1969, con Caritas italiana e con la diocesi di Vicenza.
“Abbiamo riflettuto e pregato, alla luce della Parola di Dio, sul senso e sulla missione di essere diaconi oggi nella Chiesa e per la Chiesa, nel mondo e per il mondo, gioiosi di rispondere così alla chiamata del Signore: una missione diaconale indispensabile. Facciamo pienamente nostro l’invito pressante di Papa Francesco ad andare verso e dimorare nelle periferie esistenziali e geografiche dei nostri fratelli e sorelle, insieme a tanti altri cristiani, a credenti di altre fedi, alle persone di buona volontà, consapevoli che questa è, oggi e sempre, la missione della Chiesa nel mondo. Confortati dalla chiarezza inequivocabile del Vangelo di Cristo, ci impegniamo a promuovere lo sviluppo umano integrale”.

Questo impegno per i diaconi significa, tra l’altro, essere “custodi del servizio e dispensatori di carità”, “contrastare vecchi e nuovi egoismi, dentro e fuori la Chiesa”, “dare il nostro contributo, nel solco tracciato dal programma pastorale Evangelii gaudium, perché la Chiesa ritrovi a tutti i livelli la centralità dell’annuncio del Vangelo e della sua fedele traduzione in atti concreti e coerenti”, “promuovere la sinodalità nel contesto di progetti pastorali improntati alla corresponsabilità”.

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