Monache Clarisse: “Rivolgiamoci a Dio sapendo che lui ci ama come un padre”

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«Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto». Pregare è chiedere, cercare, bussare…di conseguenza, ricevere, trovare, essere accolti. Non si tratta di una magia, di un Dio che istantaneamente è pronto ad esaudire ogni nostro desiderio, uno sfregare la lampada magica e trovare quel “Dio genio” pronto a qualunque servizio nei nostri riguardi.

C’è un Dio che chiede di esserci padre e amico, a cui rivolgerci come padre e amico, anche con insistenza e senza stancarci, un Dio che non vuole gestire la nostra relazione con Lui ma che ci vuole, con Lui, artefici e costruttori di questo rapporto.

Una intimità che ritroviamo nel colloquio tra Dio e Abramo a riguardo della eventuale distruzione delle città di Sodoma e Gomorra. Nei versetti immediatamente precedenti quelli del brano che ci viene proposto come prima lettura, Dio si interroga e dichiara apertamente il suo desiderio di non nascondere nulla ad Abramo circa i suoi progetti sull’uomo: «Devo io tenere nascosto ad Abramo quello che sto per fare, mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra?».
Su questo desiderio di Dio, Abramo “osa” e insiste con il Signore perché “alzi gli occhi”: non per salvare i giusti presenti nelle due città ma perché “accetti” che quel bene, quel seme di giustizia anche piccolissimo presente tra quelle mura, possa redimere e salvare la molteplicità di male e di peccato.

Abramo chiede, cerca, bussa con insistenza. Egli è il giusto, colui che, come canta il salmo, loda il Signore con tutto il cuore, si prostra a Lui, riconosce la sua misericordia, la sua fedeltà, crede ad un Dio che ridona vita, che stende la mano a salvare…ne ha fatto esperienza e chiede che questa esperienza di vita possa essere condivisa e possa essere fonte di vita e di bene per gli altri. Questa è preghiera…e a questa preghiera Dio risponde: «…quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono.

È quel grido che permette a Dio di farci dono della capacità di discernere, della capacità di “alzare gli occhi” sulla nostra vita e sulla vita di chi ci è accanto. Ed è quanto preghiamo con la preghiera che Gesù stesso ci insegna: non solo parole ma la concretezza di un uomo che si “interessa” alla causa di Dio – «Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno» -, e di un Dio che si interessa alla causa dell’uomo – «dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, perdona a noi i nostri peccati, non abbandonarci alla tentazione». Ognuno è per l’altro: ognuno in cammino attraverso l’esperienza dell’altro.

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