Il campo dell’Unitalsi a Ferrà di Montemonaco

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MONTEMONACO -Ogni estate a Ferrà di Montemonaco, decine di persone di ogni età e provenienti da ogni angolo della Chiesa Truentina, si recano con l’Unitalsi con un fine ben preciso: aiutare gli ultimi e tutti quelli che con la malattia si trovano in difficoltà. Una tradizione che dura da più di un trentennio, che ha visto la partecipazione di sempre più persone.
Tra le vette dei Sibillini, ogni giorno è una festa con giochi, tornei, ed altri elementi d’intrattenimento, senza dimenticare l’elemento spirituale con la presenza dei sacerdoti di Montemonaco e della Diocesi. Presente insieme ai ragazzi dell’Unitalsi anche Don Luciano Paci, a cui abbiamo chiesto un commento.

Don Luciano:Ferrà è una realtà semplice e leggera che mal si presta al peso delle parole.
Per descriverla, è necessaria molta cura ed è essenziale tenere a mente l’ombra rassicurante degli alberi, la lucentezza delle stelle e la calma della sera che fa sembrare il canto delle cicale il suono più assordante del mondo.
Questo è innanzitutto Ferrà: un luogo di pace primordiale nel quale si può addirittura avvertire di aver trovato il proprio luogo nel mondo.
Ma è anche molto di più, è un’esperienza in cui i più disparati percorsi esistenziali e di fede si incontrano, si attraversano e si sintetizzano, trovando a modo proprio una speciale armonia. Questi sono i percorsi dei giovani, degli anziani, dei disabili, o semplicemente di coloro che, chiamati a questo luogo hanno semplicemente risposto: “eccomi”.
Ma ancora, Ferrà è un luogo di giochi, di musica, di ballo, di infinite e sempre nuove partite a carte ma soprattutto di servizio. Un servizio spontaneo, catalizzato dall’Amore e dal desiderio di conoscersi e viversi.
Ferrà non è però priva di ostacoli davanti a sé, perché ha bisogno di cura nelle strutture, nelle attrezzature e nei materiali, ha bisogno di personale, di vicinanza e di sincretismo fra i vari enti che hanno la responsabilità di questa realtà, in tutta la sua spiritualità ma anche in tutta la sua materialità.
Questi ostacoli non sono solo superabili ma addirittura rimovibili, ma soprattutto, ci sembrano oggi meno insormontabili anche grazie a tutte le persone locali, che vedendoci arrivare nei loro territori non risparmiano mai un gesto di affetto e di comprensione”.

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