San Benedetto, Diego Fusaro: “Anche nelle relazioni affettive usiamo schemi consumistici”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Mercoledì sera presso la Palazzina Azzurra all’interno della manifestazione Incontri con l’autore è stato presentato il volume Il nuovo ordine erotico del filosofo Diego Fusaro. Ha fatto gli onori di casa l’organizzatore dell’evento Mimmo Minuto, mentre ha dialogato con l’autore la Professoressa Francesca Santori.

Per Fusaro le relazioni affettive sono oggigiorno inficiate da una mentalità ultracapitalista, secondo la logica dell’usa e getta. Secondo l’autore negli ultimi decenni si assiste a un indebolimento studiato dell’istituto familiare, finalizzato alla creazione di individui consumatori. Si tratta di un’idea antica, affermata già nel Simposio di Platone: «Non è di giovamento per quelli che comandano, io credo, che nei sudditi sorgano grandi pensieri, né forti amicizie e vite in comune, cose che, più di ogni altra, soprattutto l’amore produce».

A proposito della famiglia, così si è espresso Aristotele all’inizio della sua Politica: «La comunità che si costituisce per la vita quotidiana secondo natura è la famiglia». Secondo Fusaro, l’impostazione di Aristotele mostra la famiglia come la cellula originaria della società: è solo all’interno di questa comunità che si sviluppa un “io” che non è mai un individuo solitario, ma un essere in relazione col soggetto che l’ha generato. Una tale visione è ripresa da Hegel, filosofo particolarmente studiato e amato da Fusaro, che vede la famiglia come punto di partenza (tesi) che si sviluppa nella società (antitesi) e nello Stato (sintesi).

Contrariamente a questi “spiriti magni”, le élite finanziare impongono un modello contrattualistico di famiglia, totalmente concentrate sull’individuo. Questo schema viene imposto non solo alla famiglia, ma all’intera società, come espresso dal primo ministro britannico Margaret Thatcher, secondo la quale «non esiste la società, ma solo gli individui». Questo individualismo esasperato ha avuto il suo exploit nel Sessantotto che, nella visione del filosofo torinese, lungi dall’essere un’emancipazione dal capitale è stato invece una emancipazione del capitale.

Da allora l’essere umano è sempre più ridotto a merce disponibile secondo una logica che doveva distruggere l’etica borghese. Secondo Fusaro, Pasolini colse in pieno questo dramma, affermando che si stava profilando un nuovo potere basato sul consumismo, anche in campo affettivo. Il capitalismo si è così trasformato da repressivo in ultrapermissivo.

Come il consumista acquista in modo compulsivo, non essendo mai sazio dell’ultimo bene ottenuto, allo stesso modo il Don Giovanni non si accontenta mai delle donne che incontra. Chi vive in questo modo attraversa quello che Kierkegaard chiama “stadio estetico”. Al contrario, il padre che fa una scelta di stabilità vive lo “stadio etico”. Per Fusaro è solo questa seconda opzione che permette all’eterno di fare irruzione nel tempo, mentre tanto il libertino quanto il consumista vivono secondo la logica dell’ “hic et nunc”, assecondando quella che si direbbe “obsolescenza programmata”.

Il filosofo ha dichiarato di convergere in molti punti con l’insegnamento della Chiesa, ma che i risultati della sua ricerca sono del tutto indipendenti da esso e sono il frutto di un percorso che ha inteso adoperare solo il lume della ragione.

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