Storica stretta di mano tra il presidente degli Usa Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong

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M. Chiara Biagioni

“Una buona notizia”. Non trattiene la gioia e l’emozione mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon, in Corea del sud, di fronte alle immagini storiche dell’incontro ieri tra il presidente degli Usa Donald Trump con il leader nordcoreano Kim Jong-un a Panmunjeom. I due leader si sono stretti la mano e poi Trump, primo presidente americano, è entrato in territorio nordcoreano. La stretta di mano e lo storico passo sono avvenuti proprio nel villaggio che è stato costruito sulla Dmz, la linea di demarcazione militare stabilita dall’armistizio del 1953. Panmunjeom è anche il luogo dove l’anno scorso si sono svolti i due vertici tra Kim e il presidente sud-coreano Moon Jae-in. Ieri Trump e Kim hanno avuto un colloquio informale di 50 minuti, al termine del quale hanno annunciato la decisione di riprendere i colloqui sul programma nucleare nordcoreano e sulla sicurezza nella penisola. Trump ha anche annunciato che inviterà Kim alla Casa Bianca. Nel commentare la notizia, il vescovo You ricorda le parole pronunciate sempre ieri da papa Francesco subito dopo la preghiera dell’Angelus.“Nelle ultime ore – ha detto il Santo Padre – abbiamo assistito in Corea a un buon esempio di cultura dell’incontro. Saluto i protagonisti, con la preghiera che tale gesto significativo costituisca un passo ulteriore nel cammino della pace, non solo su quella penisola ma a favore del mondo intero”.

L’incontro tra i due leader assume un valore ancora più importante alla luce del summit in febbraio ad Hanoi, in Vietnam, durante il quale non fu raggiunto alcun accordo né firmata alcuna dichiarazione. “Quello che per alcuni fu letto come un fallimento – dice oggi il vescovo You – può essere considerato come un incontro in cui i due leader hanno avuto modo di comprendere meglio e più a fondo le posizioni dei loro rispettivi Paesi. Bisogna continuare. La speranza è che il processo vada avanti e proceda, come ha sottolineato il Papa, nel solco della cultura del dialogo e dell’incontro”. Il vescovo fa notare come proprio una settimana fa, il 25 giugno, la penisola coreana ha celebrato il 69° anniversario dello scoppio della devastante guerra in Corea che ha provocato la morte di 3 milioni di persone ed una situazione di divisione che ancora persiste. Si sono organizzate marce, manifestazioni, incontri di preghiera. “Abbiamo celebrato una messa – racconta il vescovo You – nel villaggio di Panmunjeom, a pochissimi chilometri dal confine con la Corea del Nord, per la pace e l’unione del Paese alla quale hanno partecipato 20mila persone”.

L’appello ai due leader Usa e Pyongyang è “di andare avanti con tanta pazienza”. Nel corso del bilaterale, il presidente Trump e il leader nordcoreano Kim hanno stabilito la ripresa dei colloqui. Il vescovo di Daejeon ritiene molto incoraggianti le dichiarazioni rilasciate subito dopo dal segretario di Stato americano Mike Pompeo annunciando già per metà luglio un incontro tra i delegati dei due Paesi per l’avvio di “un nuovo progetto di dialogo. E’ questa la cultura dell’incontro: proseguire i colloqui”. Gli obiettivi del dialogo sono noti: “da una parte gli Stati Uniti che chiedono a Kim Jong-un di smantellare completamente l’arsenale nucleare. Dall’altra il leader nordcoreano si attende di avere in cambio la cancellazione di alcune sanzioni contro Pyongyang”. Come uscire dallo stallo delle richieste e delle attese?“Procedendo senza fretta, step by step, passo dopo passo”, risponde il vescovo da Daejeon. “Questo consentirebbe ad entrambe le parti di aprire piccoli ma costanti spiragli di incontro”.

Un sogno. “Io sogno e prego – dice in conclusione mons. Lazzaro You – che il Papa possa andare in Corea del Nord”. Lo scorso anno fece scalpore nel Paese la notizia di invito (verbale) a papa Francesco da parte di Kim Jong Un che il presidente sudcoreano Moon Jae-in comunicò personalmente a Roma al Santo Padre. “Una visita del Papa a Pyongyang consentirebbe al leader nordcoreano di riconquistare la fiducia della comunità internazionale nei confronti del Paese.Ma ciò può avvenire a patto e a condizione che il Paese si apra alla Chiesa cattolica e consenta la riattivazione della diocesi di Pyongyang dove attualmente ancora non esiste un vescovo e un sacerdote cattolico”.

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