Sorelle Clarisse: “Lasciamoci guidare da quella ‘voce interiore’ che desidera riconoscere il Signore Gesù come il tesoro prezioso della nostra vita”

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DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

Gesù invia i suoi discepoli «in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme».

Perché spaventa camminare con Gesù verso Gerusalemme? Forse perché la meta ultima del percorso è il giudizio, la sofferenza, la morte? Non solo…il cammino dietro a Gesù chiede tanto altro, ce lo spiega bene la Parola di questa domenica!

«Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?», chiedono i discepoli con l’intenzione di punire quei Samaritani che non avevano voluto accogliere Gesù. «Si voltò e li rimproverò»: camminare dietro a Gesù, verso Gerusalemme, chiede di non chiudersi, di non arroccarsi nelle proprie idee, di non costruire la fede come una fortezza da cui farci difendere per tenere al sicuro le nostre “poche” convinzioni; camminare dietro al Signore è uscire fuori, lungo le strade della storia e di ogni storia. «E si misero in cammino per un altro villaggio».

Ancora: l’uomo di fede è pellegrino, viandante, sempre in divenire. Dice infatti Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».

Un’altra esigenza della fede è l’aprirsi alla novità, alla novità che è Cristo e la sua Parola, alla novità della vita: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu, invece, va’ e annuncia il regno di Dio».

Non ultima, la fede esige responsabilità: «Nessuno che mette all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio»! Giustamente, se uno che ha in mano l’aratro guarda indietro, non solo scava male il solco, ma non sa concentrarsi sulla meta. Camminare alla sequela di Cristo, invece, è continuo esercizio di libertà nella perseveranza, è non guardare sempre indietro a sbagli, incoerenze, fallimenti, ma avanti, ai grandi campi della vita, a un Dio che viene dall’avvenire.

Aprirsi alla novità, camminare nella storia, essere in continuo divenire e non ancorati al passato, fare continuo esercizio di libertà e responsabilità: tutto questo ci spaventa, può mettere in discussione il nostro procedere verso Gerusalemme, può generare in noi la paura della morte, della fine, del nulla e non aiutarci ad alzare lo sguardo all’oltre, al di più, alla pienezza di vita!

Ci viene in aiuto San Paolo «…camminate secondo lo Spirito». Lasciamoci davvero guidare da quella “voce interiore” che desidera riconoscere il Signore Gesù come il tesoro prezioso della nostra vita, nella certezza che vale  la pena vivere come lui ha vissuto. Del resto, lui lo ha detto chiaramente: «Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per me, la salverà».

 

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