Messico: è record di morti per i cartelli dei narcotrafficanti

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Bruno Desidera

La “violenza messicana” continua a macinare record. L’attività delle bande criminali e dei cartelli dei narcotrafficanti è sempre più fuori controllo, in gran parte dei 32 Stati che formano il Paese. I primi mesi del 2019 sono stati i più violenti di sempre. In particolare, i dati del primo trimestre, diffusi dal Segretariato esecutivo del Sistema nazionale di pubblica sicurezza, riportano ben 8.493 omicidi, con un aumento del 9,6% rispetto allo stesso periodo del 2018.

Una primavera piena di massacri.Non sono mancati episodi emblematici, che hanno suscitato una forte impressione. Continuano a esser spesso coinvolti sacerdoti, operatori pastorali, chiese. Il fatto più recente è quello accaduto il 15 giugno nel Chiapas, ad Acacoyagua: una catechista, Margeli Lang Antonio, è stata uccisa in una sparatoria avvenuta nella chiesa dell’Immacolata, nella parrocchia di San Marco Evangelista. Qualche giorno prima due giovani studenti erano stati sequestrati, torturati e uccisi a Città del Messico. In precedenza, aveva fatto scalpore il massacro avvenuto a Minatitlán, nel Veracruz, prima di Pasqua: 13 persone massacrate durante una festa di compleanno. Nel piccolo stato del Morelos, a sud di Città del Messico, la violenza appare da mesi fuori controllo; si uccide in pieno giorno, o nei ristoranti.

I gruppi criminali sembrano inarrestabili. Per capire come sta evolvendo la situazione il Sir ha contattato Fernando Ríos, segretario esecutivo della Rete nazionale degli organismi civili per i diritti umani “Todos los derechos para todos y todas” (Rete Tdt). “In realtà – spiega – dal 2007, l’anno in cui è iniziata la ‘guerra’ ai gruppi armati del presidente Felipe Calderón – gli omicidi e gli episodi di violenza sono costantemente aumentati. Certo, il primo trimestre del 2019 è il più sanguinoso dal 1994. La pressione dei cartelli del crimine organizzato è sempre più forte. Ma, soprattutto, molti episodi stanno coinvolgendo la gente ‘normale’, come si è visto nel caso del massacro di Minatitlán.

Secondo un’indagine la percezione di insicurezza per i cittadini è arrivata all’89%, 90% in alcune città. È pericoloso prendere i soldi a uno sportello bancomat, o perfino sedersi al bar di pomeriggio”.

Ríos descrive un Paese in mano “ai grandi gruppi criminali, che non hanno diminuito i loro affari, ma li hanno invece diversificati. Non c’è solo il narcotraffico, ma anche la tratta e il traffico di persone, i sequestri, la pirateria, i furti di auto, e altro. Si tratta di gruppi sempre più flessibili e raffinati”. Difficile fronteggiarli, soprattutto, per “i rapporti e le contiguità con pezzi di Stato, o anche solo per le omissioni del potere”, ma anche per la manovalanza che deriva da “giovani a cui mancano altre prospettive”, e per la facilità di “riciclare denaro”. Così aumentano gli omicidi, spesso per motivi banali, a volte per regolamenti di conti o per tentativi di estorsione. Settimanalmente in varie parti del Paese emergono nuove fosse comuni di desaparecidos.

La militarizzazione non è una risposta. Di fronte a questa situazione, il nuovo presidente Andrés Manuel López Obrador, noto con l’appellativo di Amlo, ha reagito con la creazione di una nuova Guardia nazionale contro la criminalità. Una scelta distinta, ma nella sostanza così diversa da quella del suo predecessore, che aveva schierato l’Esercito in alcuni dei punti più caldi. Il segretario della Rete Tdt non nasconde la sua delusione: “La militarizzazione non è la risposta giusta a questa emergenza. In campagna elettorale Amlo aveva fatto delle promesse, durante i primi mesi di presidenza ha promosso dei forum con le vittime, c’era la speranza di dare vita a nuovi modelli di sicurezza civica. Invece la proposta della Guardia nazionale equivale, di fatto, a quella della militarizzazione”. Ben diverse, invece, le proposte della Rete:

“No alla militarizzazione e sì a una maggiore forza della polizia, controlli veri sui depositi bancari dei gruppi criminali, che al momento agiscono indisturbati nelle proprie manovre finanziarie, attenzione alle vittime, la ricerca di alleanze e soluzioni locali, nel dialogo con tutta la società”. 

Resta importante l’opera che la società civile, che in Messico, per ammissione di Ríos, è storicamente “piccola e debole”. La Rete Tdt è stata ascoltata dalla Corte interamericana per i diritti umani (Cidh) ed è stata tra le organizzazioni che hanno incontrato la Commissaria Onu per i Diritti umani, Michelle Bachelet, in occasione della sua recente visita in Messico.

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