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Mons. Fabene: “nessuno vuole mettere in discussione il celibato”

Nessuno vuole mettere in discussione il celibato”. A precisarlo, rispondendo alle domande dei giornalisti in sala stampa vaticana, è stato mons. Fabio Fabene, sottosegretario del Sinodo dei vescovi, che ha citato il n. 129 dell’Instrumentum laboris del Sinodo sull’Amazzonia, dove si legge: “Affermando che il celibato è un dono per la Chiesa, si chiede che, per le zone più remote della regione, si studi la possibilità di ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, sebbene possano avere già una famiglia costituita e stabile, al fine di assicurare i sacramenti che accompagnano e sostengono la vita cristiana”.

“Suggerimenti”, questi, ha fatto notare Fabene, perfettamente in linea con quanto affermato, tra l’altro, dal Papa, nella conferenza stampa sul volo di ritorno da Panama, il 27 gennaio 2019, in cui Francesco aveva citato Paolo VI: “preferisco dare la vita prima di cambiare la legge del celibato”, definito “un dono per la Chiesa”. “Abbiamo voluto sottoporre ai padri sinodali un’emergenza venuta nella fase di consultazione dal popolo di Dio in Amazzonia”, ha precisato il sottosegretario del Sinodo dei vescovi: “Si tratta di una strada per venire incontro alla presenza sacramentale”. Ad una domanda sulla proposta formulata al n. 127 dell’Instrumentum laboris a proposito dell’autorità di governo – “sarebbe opportuno riconsiderare l’idea che l’esercizio della giurisdizione (potere di governo) deve essere collegato in tutti gli ambiti (sacramentale, giudiziario, amministrativo) e in modo permanente al sacramento dell’Ordine” – il card. Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, ha risposto che “c’è da studiare molto, è un problema di carattere dottrinale e non solo disciplinare”. Il fatto che – ed è finora l’unico caso – il Prefetto del Dicastero per la Comunicazione sia un laico “è già un passo avanti, nell’esercizio di funzioni che non sono legate sacramentalmente all’Ordine”, ha commentato Baldisseri, ricordando tuttavia che “i tre munera – sanctificandi, docendi e regendi – sono inscindibili come tali. Una cosa è l’esercizio, un’altra cosa è la sacramentalità. Il discorso dell’autorità di governo deve essere studiato ancora”. Quanto alla presenza, per la prima volta, nel Consiglio di segreteria di quattro donne, che hanno il ruolo anche di consultrici, Baldisseri l’ha definito “un ruolo abbastanza importante: è il primo passo, dobbiamo andare avanti su questo terremo. Saranno presenti, soprattutto le religiose, in modo significativo” durante il Sinodo, che “riguarda solo la regione Panamazzonica”, ha precisato Fabene: “Non si vuole rendere amazzonico il volto di tutta la Chiesa universale”. Interpellato riguardo all’assenza del termine “viri probati”, nell’Instrumentum laboris, Baldisseri ha risposto: “Mi sembra un’espressione un po’ abusata, è diventata quasi un mito. Non è detto che si debba utilizzare lo stesso termine, per indicare la possibilità di ordinazioni sacerdotali per persone anziane che pure sono costituite in famiglia”.