Sanità cattolica. Al via un “cantiere sinodale”

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Giovanna Pasqualin Traversa

A 40 anni dall’istituzione del Sistema sanitario nazionale e a quasi 20 dalla pubblicazione nel 2000, da parte della Cei, di un documento di riferimento sulla sanità cattolica, l’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Chiesa italiana chiama a raccolta le strutture sanitarie cattoliche (oltre 260 su tutto il territorio) invitandole a interrogarsi su carisma, identità e ruolo, alla luce del principio di sussidiarietà e dei loro rapporti con lo Stato italiano e le Regioni. Parole d’ordine eccellenza delle cure, carità e sostenibilità economica.  Ma anche intelligenza organizzativa e formazione del personale tra progressi scientifici e sfide bioetiche.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Quello che si è aperto ieri a Roma, presso la Pontificia Università Lateranense, è un vero e proprio “cantiere sinodale”, ha spiegato nel suo intervento mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei. “Chiediamo a voi, responsabili e operatori delle strutture sanitarie cattoliche – ha proseguito -, di definire insieme a noi, vescovi, un’identità che ci consegna un mandato preciso e che trova il suo compimento nell’azione pastorale in sanità della Chiesa nel prossimo decennio. Immaginiamo insieme i tratti comuni cui sia possibile fare riferimento e ridefinire quella che non è solo una veste, ma un habitus”.

Un “cammino sinodale di un anno”, avviato presso l’Ateneo del Papa attraverso sette workshop tematici sulle “parole d’ordine” già citate, ha precisato don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute. “Tra dieci mesi – ha annunciato – verrà fatta sintesi del lavoro di questi mesi e verrà elaborato un documento che costituirà la carta della sanità cattolica in Italia per i prossimi dieci anni”. “Convergere” è il verbo consegnato dal sacerdote:

“Nel rispetto di storia, identità e scelte delle strutture, occorre individuare e fissare obiettivi comuni”.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

E a rilanciare il “comandamento della carità” che deve ispirare l’impegno di queste strutture perché

“ciascuno di noi è chiamato a prendersi cura dell’altro in forza del battesimo”,

è il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, che invita a “reimparare a essere vicini ai malati e ai sofferenti, rispettosi della sofferenza degli altri, ma non distanti: farci prossimi a loro”. Oggi, di fronte ad una sanità “profondamente cambiata”, a molte persone che si trovano “a dover affrontare sofferenza e malattia senza alcun sostegno” mentre “mancano servizi sanitari territoriali adeguati, servizi domiciliari, sistemi di accompagnamento anche economico”, la pastorale della salute dovrà sempre più “farsi carico di queste fragilità”, il monito di Bassetti. Di qui l’invito ad attivare nelle parrocchie ministri straordinari della comunione, volontari e associazionismo cattolico per “costruire una rete di vicinanza, accoglienza e sostegno a malati e anziani soli” affinché nessuno si senta più abbandonato, e ad accompagnare con com-passione che si trova nella fase terminale dell’esistenza.

Un riconoscimento all’impegno delle realtà cattoliche viene dal ministro della Salute Giulia Grillo nel messaggio affidato a Marcella Marletta, direttore generale del dicastero: “Il vero segno della civiltà di un paese è poter accedere a cure di eccellenza e la sanità cattolica senza dubbio le offre”. Il rettore della Lateranense, Vincenzo Buonomo, annuncia l’avvio di un “cammino di formazione specifica per chi opera nel mondo della salute; un percorso di teologia pastorale della cura e della salute” sulla scorta di sfide come la bioetica, il management, la ricerca e alla luce della Veritatis gaudium.

Con lo sguardo rivolto al futuro delle strutture cattoliche, mons. Luigi Mistò, presidente della Commissione per le attività del settore sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa presso la Segreteria di Stato della Santa Sede, auspica “una riflessione approfondita e scelte coraggiose”. Non è più tempo di individualismi:  per “continuare ad avere una presenza qualificata come sanità cattolica”, l’unico modello sostenibile è

“realizzare sinergie” e “fare squadra perché il carisma di ciascuno sia ricchezza per gli altri”.

Guardando all’estero e, in particolare, all’esperienza di rete maturata negli Stati Uniti, Mistò annuncia che l’organismo vaticano ha allo studio una sorta di “contratto di rete”.

Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, traccia un’ampia panoramica del Sistema sanitario nazionale rileggendo il principio di sussidiarietà alla luce della Costituzione italiana e dell’evolversi del Sistema stesso, sottoposto alla regolamentazione Stato-Regioni e messo a dura prova dal progressivo invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle cronicità. La vera emergenza, tuttavia avverte, “è costituita  dall’aumento delle patologie mentali, anche nei più giovani”. Diverse le sollecitazioni offerte: tra le priorità, combattere le disuguaglianze. Che cosa si aspettano i pazienti dalle “nuove generazioni di medici”?. “Etica, coraggio morale, umiltà e valorizzazione dell’opinione del paziente, compassione”.

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