Caritas, il “Dna del volontario”

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DIOCESI – Mercoledì 22 maggio si è tenuto presso la sala polivalente della Caritas diocesana un altro incontro formativo per tutti i volontari dal titolo: “Dna del volontario”. Il formatore di questo incontro è stato il gesuita padre Giuseppe Bertagna che, attraverso il metodo dello psicodramma, ha reso protagonisti i partecipanti, i quali hanno potuto esplorare le emozioni e i vissuti personali attraverso la tecnica della drammatizzazione.
Attraverso delle simulazioni d’incontro, i volontari hanno potuto mettersi nei “panni” degli ‘utenti’ con lo scopo di decentrare la propria visione del mondo e spostare così il proprio angolo di osservazione con gli “occhi dell’altro”. Con questa esperienza si è capito che decentrare il proprio sguardo è difficile, ma è necessario, per capire le reali esigenze dell’interlocutore.
Occorre rimettere al centro, non tanto le idee, quanto i sentimenti perché è tramite di essi che stabiliamo una relazione ed è tramite di essi che passa la comprensione dell’altro.
Questa comprensione, afferma Padre Bertagna, può essere compromessa da due fattori: il senso di colpa e, nella caritas, la distribuzione dei pacchi viveri.
Il senso di colpa scaturisce dal senso di inadeguatezza e dall’incapacità di affrontare efficacemente le situazione complesse, a cui si risponde con la distribuzione dei pacchi viveri che diventa quindi l’unico strumento di appagamento. Certamente l’operatore non deve soffermarsi solamente sull’aiuto materiale, ma deve concentrarsi sulla persona che ha davanti, giacché il suo operato si regge sulla gratuità e la sua attenzione deve essere quindi rivolta sul desiderio di conoscenza dell’altro.
Ogni dialogo con l’utente dovrebbe essere introdotto non dal “come posso esserti di aiuto”, ma dal “ti va di conoscerci?”. In questo si traduce l’essenza vera dell’ascolto: un ascolto che sia veramente empatico e che metta al centro la persona e solo secondariamente il sostegno materiale.
Ogni persona è portatrice di una ricchezza propria e, anche se questa è invisibile agli occhi, spetta ai volontari saperla individuare.

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