A tu per tu con Fernando Palestini, Direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali

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DIOCESI – Il Prof. Fernando Palestini è direttore dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali. Per conoscere meglio l’ufficio e le sue funzioni lo abbiamo intervistato.

Qual è il fine dell’Ufficio di cui lei è responsabile?
L’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali e la Cultura coordina tutta la comunicazione sociale a livello diocesano.
Nel 2016 il nostro Vescovo ha costituito la Fondazione  “Mons. Giuseppe Chiaretti” di cui sono presidente che ha assunto gli scopi dell’Ufficio comunicazioni. Infatti il secondo articolo dello Statuto dichiara: “La Fondazione persegue scopi di religione e di culto. Attraverso l’utilizzo di mezzi di comunicazione sociale, ha lo scopo di promuovere, organizzare, sostenere l’attività pastorale, con particolare riguardo al coordinamento degli interessi apostolici della diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto nel campo della nuova evangelizzazione, del culto, della catechesi, della cooperazione missionaria, della formazione del clero e dei laici, della cura delle anime, dell’educazione alla concezione cristiana della vita.”
La Fondazione ha anche avuto il riconoscimento giuridico del Ministero degli Interni ed opera pienamente.
Attualmente l’impegno primario è la gestione del quotidiano “Ancora on line” di cui è Direttore Responsabile Simone Incicco, unitamente ad un comitato di redazione composto da altri due giovani.
Questo strumento è una preziosa risorsa per la nostra Diocesi e vorremmo che lo diventasse sempre di più.

Quali sono le principali attività che l’Ufficio propone durante l’anno pastorale e ci sono iniziative futuri?
La Fondazione nel corso degli ultimi due anni ha stabilizzato il Comitato di Redazione dell’”Ancora on line”, quotidiano on line della diocesi e punto di riferimento per tutto quel che riguarda l’informazione non solo di natura ecclesiale, ma anche sociale e politica. L’Ufficio poi, in collaborazione con l’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro, ha organizzato la Scuola di Formazione Socio-Politica “Lavoriamo insieme per il bene comune” che nel corso del 2019 sta sviluppando i principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa e cioè “La dignità della persona umana” e “Il bene comune” i cui incontri sono stati svolti nei mesi di marzo e maggio e hanno fatto registrare un grosso interesse con la partecipazione di tante persone. I prossimi due incontri si svolgeranno sabato 22 settembre (sulla sussidiarietà) e sabato 30 novembre (sulla solidarietà). Questa scuola, fortemente voluta dal nostro Vescovo, in sintonia con il pensiero di San Paolo VI che vedeva la politica come la forma più alta di carità, è organizzata da tutte le associazioni che nel loro statuto fanno riferimento alla Dottrina Sociale della Chiesa.

Papa Francesco si è spesso pronunciato sui temi della Comunicazione Sociale. C’è qualche passaggio che sente particolarmente suo?
C’è un piccolo stralcio nell’ultimo Messaggio del pontefice in occasione della 53^ Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali intitolato Siamo membra gli uni degli altri che mi sembra fortemente significativa nel contesto attuale: “È a tutti evidente come, nello scenario attuale, la social network community non sia automaticamente sinonimo di comunità. Nei casi migliori le community riescono a dare prova di coesione e solidarietà, ma spesso rimangono solo aggregati di individui che si riconoscono intorno a interessi o argomenti caratterizzati da legami deboli. Inoltre, nel social web troppe volte l’identità si fonda sulla contrapposizione nei confronti dell’altro, dell’estraneo al gruppo: ci si definisce a partire da ciò che divide piuttosto che da ciò che unisce, dando spazio al sospetto e allo sfogo di ogni tipo di pregiudizio (etnico, sessuale, religioso, e altri). Questa tendenza alimenta gruppi che escludono l’eterogeneità, che alimentano anche nell’ambiente digitale un individualismo sfrenato, finendo talvolta per fomentare spirali di odio. Quella che dovrebbe essere una finestra sul mondo diventa così una vetrina in cui esibire il proprio narcisismo.” Questa preoccupazione che Papa Francesco avverte è spesso al centro di molte crisi che oggi vivono soprattutto i giovani che hanno un rapporto non sempre equilibrato con i mezzi della comunicazione sociale e che poi si riflette nella società evidenziando gli aspetti più deleteri dell’uomo come l’odio, la discriminazione sociale, la paura e arriviamo a considerare l’altro un diverso da me e spesso un nemico solo per la sua religione, il colore della sua pelle, l’appartenenza ad un diverso ceto sociale. Nel messaggio della giornata dell’anno scorso il nostro Papa iniziava così la sua riflessione: “Cari fratelli e sorelle, nel progetto di Dio, la comunicazione umana è una modalità essenziale per vivere la comunione. L’essere umano, immagine e somiglianza del Creatore, è capace di esprimere e condividere il vero, il buono, il bello. È capace di raccontare la propria esperienza e il mondo, e di costruire così la memoria e la comprensione degli eventi. Ma l’uomo, se segue il proprio orgoglioso egoismo, può fare un uso distorto anche della facoltà di comunicare…”.

La nostra chiesa diocesana ha avuto sempre una particolare attenzione al tema della comunicazione. Nel 1953 il vescovo Vincenzo Radicioni volle dotare la diocesi di un giornale diocesano. Lo stesso fu uno dei pochi vescovi italiani che chiese di parlare della comunicazione durante il Concilio Vaticano II. Poi è stata la volta de L’Ancora, prima nella sua forma cartacea e ora on line. Quali sono secondo lei gli sviluppi e le prospettive della comunicazione nella nostra realtà diocesana?
A questa domanda ho in parte già risposto. È profondamente vero che una comunicazione sociale efficace arricchisce le parrocchie, i singoli sacerdoti e tutta la diocesi. E va riconosciuto che “L’Ancora” ha svolto in modo egregio questa funzione prima come settimanale cartaceo – penso sia doveroso ringraziare il precedente direttore Pietro Pompei per la preziosissima opera svolta fino a qualche anno fa e così tutti quelle  persone che l’hanno preceduto o che hanno con lui collaborato – ed oggi come quotidiano on line. Sarebbe auspicabile un maggior coinvolgimento di tutte le parrocchie con l’individuazione di giovani che avessero voglia di iniziare a scrivere per il quotidiano on line riportando le loro esperienze, il loro vissuto, la loro idea di società, arricchendo così un dibattito che spesso manca nella nostra diocesi.

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