San Benedetto, «Famiglie disorientate, ai genitori servirebbe maggiore formazione per affrontare il disagio dei figli»

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La presentazione dei risultati del progetto

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «I figli hanno un fortissimo bisogno di essere ascoltati e compresi, ma anche i genitori hanno bisogno di sostegno. Oggi le famiglie sono disorientate, la società cambia velocemente e c’è un disagio giovanile difficile da comprendere. Per questo, per le mamme ed i papà servirebbe davvero più formazione. Noi cerchiamo di offrirla e vediamo crescere la partecipazione, ma comunque è ancora al di sotto delle nostre aspettative. Un po’ perché le persone sono prese dal proprio lavoro, ma c’è ancora una scarsa motivazione di fondo».

Sono considerazioni del dottor Roberto Giostra. Lui è a capo di un’équipe di psicologi e psicoterapeuti della cooperativa Cooss Marche che recentemente ha tirato le somme di un articolato progetto realizzato in sette scuole medie del territorio.

Coinvolti alunni tra gli 11 ed i 14 anni, insieme con insegnanti e genitori.   Si tratta di un progetto promosso dall’Ambito Territoriale Sociale 21, coordinato da Simona Marconi, con capofila il Comune di San Benedetto. In particolare, è stato realizzato uno Sportello d’Ascolto che ha visto 401 colloqui con gli studenti, 79 con i genitori e 66 con il personale docente. Insieme a quelle dei tre Isc sambenedettesi, sono state coinvolte altre scuole medie di: Cupra, Ripatransone, Monteprandone, Grottammare, Montalto e Carassai.

Lo Sportello d’Ascoli è inserito in un più vasto programma per promuovere i fattori di protezione e prevenire quelli di rischio, contrastando così il disagio e le dipendenze patologiche. Domanda: cos’è emerso dall’ascolto dei giovanissimi studenti, d’età compresa tra gli 11 ed i 14 anni? Come accennato all’inizio, la fetta più grande (39,90%) sollevava problemi di relazione con i compagni, con un timore di fondo di non riuscire a gestire i rapporti interpersonali e di non essere accettati. C’è anche un 12,72% che parla dell’andamento scolastico. Questo perché, c’è “ansia da prestazione”, con il mantenimento di una media-voti accettabile che diventa quasi un incubo, soprattutto nel confronto con i genitori. Salta all’occhio che solo il 2% degli studenti coinvolti manifesta un uso problematico di Internet e videogiochi e, ancor meno, dei problemi legati al bullismo: 1%.

Secondo gli esperti della cooperativa Cooss, però, questi numeri così bassi non devono trarre in inganni e, anzi, possono indicare come tra gli studenti c’è chi tende a sottovalutare tali questioni. Insomma: per qualcuno è “normale” trascorrere interi pomeriggi davanti alla Playstation e, dunque, non solleva il problema. I professionisti coinvolti, coordinati dal dottor Giostra, sono stati: Aurelio Carassai, Cristian Borraccini, Marta Bugari, Andrea Lucchetti. L’assessore alle politiche sociali, Emanuela Carboni, ha sottolineato l’importanza di questo lavoro: utile anche per tarare le risposte del Comune ad eventuali fenomeni di devianza tra i giovanissimi.

I dettagli sono disponibili cliccando qui.

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