Montemonaco, Don Dino Straccia: “La Chiesa è un punto di riferimento per combattere la solitudine”

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MONTEMONACO – Come stanno vivendo gli abitanti di Montemonaco, colpiti dal terremoto del 2016? Lo abbiamo chiesto a don Dino Straccia, Parroco della città dell’entroterra piceno

Qual è stato l’impatto del terremoto per la città di Montemonaco?
Faccio un discorso da sacerdote che vive con la sua comunità che è quella di Montemonaco. Parliamo di due paesi: la città di Montemonaco è stata molto segnata dagli eventi sismici del 2016, Comunanza lo è stata in misura minore. Montemonaco è stata toccata in maniera forte dal terremoto, non ai livelli di Pescara del Tronto, di Amatrice o dell’Alto Maceratese, però ci sono diverse case che sono state lasciate perché dichiarate inagibili. Dopo il sisma, si è avvertito un senso di sbandamento e di disorientamento molto forte, perché questo momento difficile si è aggiunto a una situazione già in atto di spopolamento: è chiaro che il peggioramento delle cose ha creato una maggiore spinta per la gente del luogo ad andarsene. Purtroppo ci sono stati anche tanti problemi di natura psicologica, visto che la gente si è scoraggiata. I giovani se ne vanno e rimangono solo gli anziani, anche se ci sono alcuni giovani che, lavorando a Comunanza, hanno preferito continuare a vivere a Montemonaco. Rimane il fatto che le persone sono state molto molto provate e che la ricostruzione va coi tempi che vediamo sui mass media.

In che condizioni versano le chiese del territorio?
È stata riaperta la Chiesa di San Benedetto Abate, che è la chiesa parrocchiale e la più importante. È stata ristrutturata molto bene. Poi è stata ristrutturata la chiesa di San Biagio, frazione di Isola San Biagio, che attualmente è chiusa per la mancanza di alcuni dettagli tecnici. Sono stati fatti grossi passi in avanti per quanto riguarda l’ambito religioso, se teniamo presente che prima le celebrazioni venivano svolte nella chiesetta di “Casa Gioiosa”, adesso siamo tornati, come ho detto, nella chiesa parrocchiale di San Benedetto Abate.

Il terremoto ha segnato anche la vita religiosa degli abitanti di Montemonaco?
C’è stata una prima cosa importante: adesso le celebrazioni si fanno solamente nella chiesa di San Benedetto Abate, quindi tutti quanti, dalle frazioni al centro, quei pochi rimasti, vengono tutti nella chiesa principale. Questo è un momento di aggregazione molto importante: sappiamo che vivendo in montagna, nel contesto della solitudine e soffrendo il continuo spopolamento è importantissimo trovare questo momento della messa unica. La chiesa di San Benedetto Abate è un luogo che ridà speranza e che mette insieme gli abitanti delle frazioni, come quelli del centro, che dopo la Messa hanno l’opportunità di socializzare, di rinsaldare rapporti che molto spesso si erano un po’ raffreddati visto che prima si facevano sia messe al centro che nelle frazioni, ma il calo della popolazione non può più permettere che questo accada ancora.

Come viene impostata la pastorale in una città di montagna come Montemonaco?
Diciamo che l’attività pastorale di una parrocchia di montagna consiste soprattutto nel coltivare i rapporti umani. È molto importante impostare rapporti personali attraverso il dialogo. Un parroco deve essere assolutamente molto attento alle situazioni, anche di difficoltà, che vivono i propri parrocchiani. L’esiguo numero di persone ti permette di fare questo, di essere una persona soprattutto capace di conoscere tutti, di sapere quello di cui le persone hanno bisogno, di capire le loro problematiche. Si tratta di instaurare col parroco un dialogo che lo fa diventare una persona di fiducia, una persona un po’ di famiglia.

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