Mons. Micciché, “gli scandali che deturpano la Chiesa sono la negazione della testimonianza”

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“Gli scandali che deturpano la Chiesa sono la negazione della testimonianza a cui il Signore Gesù ci ha chiamato”. Lo ha detto mons. Lino Micciché, autore del volume “Itinerari nella luce”, edito dalla Libreria editrice vaticana (Lev) e presentato ieri sera nella Sala Marconi della Radio Vaticana.

Intervenendo al termine della presentazione, Micciché ha fatto notare che “luce” è “uno dei termini che compaiono di più nel Vangelo, soprattutto di Giovanni”: “Luce è vita, è responsabilità, è la consapevolezza che col passare del tempo acquistiamo della nostra vicenda umana, è il calore di un’amicizia vera. Luce è Cristo, nostro Signore e salvatore, e luce siamo chiamati ad essere anche noi. Ci giochiamo tutto sull’amore”. “Le vicende della vita, sia quelle positive che quelle negative, mi hanno insegnato a vivere il tempo, e non a subirlo passivamente”, ha testimoniato il presule: “il male va cacciato col bene, la vita è un dono che non va sciupato”. Tra i valori-faro della nostra esistenza, Micciché ha citato quello dell’onestà, “un timbro che non può mancare nella tessera di riconoscimento dell’uomo comune e del cristiano, per compiere la scalata della santità attraverso la maratona della vita”. Mons. Vincenzo Francia, officiale della Congregazione delle Cause dei Santi, ha definito il libro “una enciclopedia del vissuto, che parte da due punti di osservazione: da una parte la riflessione umana, dall’altra esperienza religiosa. E la Bibbia è questo: il racconto di una storia con due punti di osservazione, la sapienza e la profezia”. Il relatore ha illustrato questa tesi servendosi di un ampio excursus sull’arte figurativa lungo i secoli: da “L’urlo” di Munch ai “Mangiatori di patate” di Van Gogh, dai preraffaelliti londinesi al “Paesaggio con l’arcobaleno” di Rubens, dalla “Passeggiata” di Chagall fino al Lorenzo Lotto di Bergamo, tanto per citare alcuni dei capolavori. “La vita cristiana è passare dal Miserere al Magnificat”, ha commentato a proposito del “carattere altalenante dell’esperienza umana”, che porta l’uomo a “vivere balenando in burrasca”. “Il primo luogo della speranza è la Chiesa”, ha concluso.

Al centro del libro di mons. Miciché, ha fatto notare don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e sottosegretario della Cei, c’è la figura dello Spirito Santo “come realtà inarrestabile, invisibile, irresistibile, misteriosa, come forza che travolge gli ostacoli, spazza via la paura, dona libertà e coraggio di vivere”. Spirito Santo come vento, fuoco e lingua, ci insegna la Pentecoste. Ed “è a Pentecoste che nasce la Chiesa”, ha concluso Maffeis a proposito del dono “di parlare in altre lingue”, e quindi “in tutti i dialetti”, che lo Spirito Santo conferisce alla comunità ecclesiale: unico vero antidoto al “progetto di Babele”, che è fatto di “puro potere, senza rispetto di Dio e dell’uomo”. A Babele, metafora “sempre attuale”, “si voleva imporre una sola economia, una sola lingua, una sola politica, e il risultato è stato la dispersione e la discordia”, il commento del sottosegretario della Cei.

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