Salvini e la Chiesa: Le trappole della politica della paura

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page
Foto Avvenire

In questi giorni ha fatto molto discutere il gesto del Ministro dell’interno, Matteo Salvini, che ha brandito un rosario durante un comizio elettorale a Milano.
Per chi non lo sapesse, Salvini spesso sceglie i suoi discorsi attraverso un’analisi dei social per misurare la “pancia” del paese, con un programma informatico denominato “La Bestia”.
Come riportato dal quotidiano “La Stampa”, il programma serve a “tirar fuori i sentimenti negativi poi amplificati dai disturbatori”.
Leggi l’articolo: https://www.lastampa.it/2018/09/09/italia/la-bestia-lalgoritmo-che-suggerisce-a-salvini-se-e-quanto-essere-cattivo-D3hc009TLdZLRe619D5AhI/pagina.html
Sul palco di Milano, inoltre, Salvini ha attaccato il Papa sui temi dell’accoglienza e dell’immigrazione.
Qui non entreremo nelle questioni politiche, vogliamo solo mettere in luce che la comunicazione politica del Ministro dell’Interno è studiata a tavolino (come per altri partiti) e questi attacchi al Papa servono solo ad attrarre una parte del mondo cattolico che è messo in “crisi” dal Papa stesso, in quanto radicato nel Vangelo.
Non è un mistero che molti cattolici sono contrari alla politica dei “porti aperti”.

Per questi cattolici è più facile, ragionando nella logica del mondo, schierarsi con le parole di Salvini che ascoltare il Vangelo, di cui il Papa è “solo” portatore.
Tutto questo si accentua, inoltre, a pochi giorni dal voto, cercando così di spostare i problemi odierni della Lega su altre questioni. Dobbiamo ammetterlo, ci sta riuscendo!

Dovremmo quindi riflettere se cadere in questo tipo di narrazione, che ci sta “imponendo” Salvini, e se esacerbare ancora di più i toni con dichiarazioni dure che polarizzano le posizioni.
Quello che serve probabilmente alla Chiesa e ai nostri territori è di continuare a dimostrare di essere testimoni di fede, di non aver paura di prendere posizione, sempre, però, nel segno della carità.
“Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Ma questo sia fatto con dolcezza, rispetto e retta coscienza”. (Pietro 3,15-17)

A chi brandisce il rosario dovremmo forse “rispondere”, usandolo e pregando per lui.

Infine, come afferma Papa Francesco, la comunicazione “sia davvero strumento per costruire, non per distruggere; per incontrarsi, non per scontrarsi; per dialogare, non per monologare; per orientare, non per disorientare; per capirsi, non per fraintendersi; per camminare in pace, non per seminare odio; per dare voce a chi non ha voce, non per fare da megafono a chi urla più forte. … il giornalista cerca di raccontare il bene, anche se più spesso è il male a fare notizia”.
Seguendo il monito del Papa, cercheremo di continuare a raccontare il bene e la speranza, ricordandoci sempre di far emergere le tante buone notizie che ci circondano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *