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Disarmo: le associazioni, “porti aperti alle navi che trasportano bombe?” FacebookTwitterLinkedIn

La nave saudita “Bahri Yanbu”, carica di armi che rischiano di essere utilizzate anche nella guerra in Yemen, sta cercando di attraccare nei porti europei per caricare armamenti destinati alle forze armate della monarchia assoluta saudita. Dovrebbe attraccare nel porto italiano di Genova a partire dal 18 maggio prossimo. La nave, partita dagli Stati Uniti, ha come destinazione finale Gedda, Arabia Saudita, con arrivo previsto il 25 maggio. “È perciò reale e preoccupante la possibilità che anche a Genova possano essere caricate armi e munizionamento militare” che possono essere utilizzate “contro la popolazione civile yemenita”. E’ la denuncia odierna di Amnesty International Italia, Comitato per la riconversione Rwm e il lavoro sostenibile, Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari Italia, Oxfam Italia, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo, Save the Children Italia. “Esiste quindi il fondato pericolo che i porti italiani accolgano gli operatori marittimi che trasferiscono sistemi di armi e munizioni destinati a Paesi in conflitto: armi che possono essere usate – com’è già accaduto – per commettere gravi violazioni dei diritti umani e che anche secondo i trattati internazionali firmati dal nostro Paese non dovrebbero essere consegnate”. La nave saudita “Bahri Yanbu”, partita all’inizio di aprile dal porto di Corpus Christi, Usa, il 4 maggio ha imbarcato ad Anversa – secondo alcune organizzazioni della società civile belga – 6 container di munizioni. L’8 maggio avrebbe dovuto entrare nel porto di Le Havre per caricare 8 cannoni semoventi Caesar da 155 mm prodotti da Nexter, ma ha dovuto rinunciarvi per la mobilitazione dei gruppi francesi di attivisti dei diritti umani. Si è quindi diretta verso il porto spagnolo di Santander, dove associazioni della società civile – tra cui Amnesty International, Oxfam, Grenpeace, Fundipau – si sono appellate alle autorità spagnole. La “Bahri Yanbu” appartiene alla maggiore compagnia di shipping saudita, la Bahri, società controllata dal governo saudita, e dal 2014 gestisce in monopolio la logistica militare di Riyadh.  Le associazioni italiane hanno ripetutamente chiesto, ai precedenti governi e all’attuale, di sospendere l’invio di sistemi militari all’Arabia Saudita ed in particolare le forniture di bombe aeree Mk80 prodotte dalla Rwm Italia “che vengono sicuramente utilizzate dall’aeronautica saudita nei bombardamenti indiscriminati contro la popolazione civile in Yemen”. Le associazioni invitano perciò le autorità competenti “a non mettere a disposizione della nave Bahri Yanbu lo scalo di Genova”.