Vescovo Carlo Breciani: “Cosa può portare un giovane oggi a consacrasi a Dio in un Istituto religioso, come Sr. Perly e Sr. Maria Eva?”

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DIOCESI – Pubblichiamo l’omelia pronunciata dal Vescovo Carlo Bresciani, domenica 12 maggio presso il Duomo di Ripatransone, in occasione dei voti perpetui di Sr. Perly e Sr. Eva.
Domani pubblicheremo l’articolo di cronaca e tutte le foto.

Vescovo Carlo Bresciani: “In questa celebrazione dobbiamo lasciarci prendere da una domanda: cosa può portare un giovane o una giovane oggi a consacrasi a Dio in un Istituto religioso, come stanno facendo ora Sr. Perly e Sr. Maria Eva? Per di più lo fanno in un Paese che non è il loro nativo. La domanda è importante, perché ci porta direttamente al cuore di ciò che stiamo celebrando e quindi della nostra fede, senza della quale è impossibile comprendere non tanto ciò che loro stanno facendo, e soprattutto quanto Dio sta facendo in loro. La domanda è importante anche perché oggi la Chiesa celebra, e noi in essa, la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni.
Se guardiamo alla storia del loro Istituto, in modo particolare alla storia recente, possiamo trovare una risposta.
Esse vengono dalla Filippine. Che cosa ha portato Sr. Carmela e Sr. Concetta ad attraversare gli oceani, volando fino nelle Filippine se non la fiducia in una promessa: quella di Gesù. Non erano ricche se non di questa promessa e guidate dalla sua luce hanno avuto il coraggio di rischiare con Lui e per Lui. Sulla promessa di Gesù sono andate a gettare le reti lontano, dopo aver pescato inutilmente nei mari che conoscevano bene, ma mari diventati ormai praticamente sterili. Non si sono fermate alla frustrazione e alla lamentazione per le reti vuote e per l’infruttuosità della pesca, per l’età non più giovane. Sulla promessa di Gesù hanno proceduto nel mare delle molte possibilità in cerca di una rotta giusta. Si sono fidate di Gesù, hanno gettato le reti e hanno pescato. Una pesca rigogliosa: oggi ne vediamo due frutti preziosi e ne gioiamo.
Ecco dove si fonda la vocazione: fidarsi della promessa e avere il coraggio di rischiare. Sono due caratteristiche di una vita che si apre al futuro delle meravigliose opere di Dio, quelle che Dio continua a operare quando noi accettiamo di partecipare alla sua opera nel mondo. Fiducia nella promessa di Dio e coraggio di rischiare la vita sulla sua parola sono due caratteristiche fondamentali della fede. Quando viene a mancare questo, le reti rimangono vuote e la vita si inaridisce. Anche la Chiesa si inaridisce quando mancano queste due caratteristiche della fede. Quando non abbiamo più il coraggio di mettere in gioco la nostra vita sulla parola di Gesù, la fede diventa troppo salottiera e incapace di mettersi in cammino sulle strade di Dio abbandonando le comodità e illusorie sicurezze. Si tratta di una fede senza vocazione, senza vita e senza capacità di dare vita. È allora comprensibile che in tale contesto manchino sacerdoti e suore dover manca il coraggio di rischiare sulla parola di Gesù.
Dice il papa nel suo messaggio per questa giornata mondiale delle vocazioni: «La chiamata del Signore non è un’ingerenza di Dio nella nostra libertà; non è una “gabbia” o un peso che ci viene caricato addosso. Al contrario, è l’iniziativa amorevole con cui Dio ci viene incontro e ci invita ad entrare in un progetto grande, del quale vuole renderci partecipi, prospettandoci l’orizzonte di un mare più ampio e di una pesca sovrabbondante». La vocazione, insomma, è un invito a non fermarci sulla riva con le reti vuote in mano, sperando che i pesci saltino da soli nella rete, e nel contempo lamentandoci per il tempo in cui siamo chiamati a vivere. La vocazione è invito a seguire Gesù lungo la strada che ha pensato per noi, per la nostra felicità e per il bene di coloro che ci stanno accanto.
Queste due nostre sorelle tra poco faranno la consacrazione al Signore emettendo davanti alla Chiesa i voti perpetui di castità, povertà e obbedienza. Esse non stanno a guardare, ma danno quello che hanno: la loro vita. Non si sono fermate al “si dovrebbe fare”; “occorrerebbe questo o quello”. Si sono chieste: “io cosa posso fare, cosa posso dare?” e hanno risposto affidandosi alla promessa di Gesù. Hanno vissuto la sorpresa di un incontro e, in quel momento, hanno intravisto la promessa di una gioia capace di saziare la loro vita.
«Questa scelta -ricorda papa Francesco- comporta il rischio di lasciare tutto per seguire il Signore e di consacrarsi completamente a Lui, per diventare collaboratori della sua opera». Chiamati a collaborare con Dio, senza lasciarci fermare da un contesto che sembra non lasciare alcun posto per Dio e per il Vangelo e che si illude orgogliosamente di poter costruire senza di lui la nuova torre di Babele. Tutto ciò richiede il coraggio di rischiare una scelta senza cadere nella ‘stanchezza della speranza’.
I primi discepoli, sentendosi chiamati da Lui a prendere parte a un sogno più grande, ‘subito lasciarono le reti e lo seguirono’ (Mc 1,18). «Ciò significa che per accogliere la chiamata del Signore occorre mettersi in gioco con tutto sé stessi […] bisogna lasciare tutto ciò che vorrebbe tenerci legati alla nostra piccola barca […] In sostanza, quando siamo posti dinanzi al vasto mare della vocazione, non possiamo restare a riparare le nostre reti, sulla barca che ci dà sicurezza, ma dobbiamo fidarci della promessa del Signore» (papa Francesco).
È quello che fanno queste due nostre sorelle: si fidano della promessa del Signore e si affidano a Lui nella consacrazione religiosa. Ma ci può essere fede senza fiducia piena nel Signore?
Guardiamo alla fede di Maria. Per lei accettare ciò a cui Dio la chiamava è stato nello stesso tempo affidarsi a una promessa e accettare un rischio. Anche per lei non è stato facile, ma non si è lasciata bloccare da paure o timori. Il suo è stato un “sì” deciso: si è lasciata coinvolgere e ha rischiato sulla promessa di Dio.
Una benedizione per lei e per l’umanità intera. In eterno la chiameranno beata”.

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