Cristiani in preghiera a Roma: “Tenere vivo il sogno di un’Europa dei popoli”

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M. Chiara Biagioni

Una veglia ecumenica perché in Europa torni a soffiare un vento nuovo capace di spezzare i fili spinati e diventare luogo di accoglienza e fraternità. Cattolici, ortodossi, protestanti si sono dati ieri sera appuntamento a Roma nella Basilica dei Santi XII Apostoli per un momento di riflessione e preghiera alla vigilia della Festa dell’Europa che si celebra ogni anno il 9 maggio in ricordo della “Dichiarazione di Robert Schuma” che dette il via al processo di integrazione Europa. A promuovere l’iniziativa una Rete ecumenica di movimenti e associazioni “Insieme per l’Europa” che in questi giorni si è fatta promotrice di una serie capillare di iniziative in tutta Europa – dalla Francia alla Slovenia – con l’obiettivo di dare testimonianza che in Europa non ci sono solo le voci degli euroscettici e dei sovranisti ma anche un popolo che lavora silenziosamente e operosamente per costruire nelle società vincoli di fraternità con tutti.

Nella Basilica romana, risuonano forte le grida di protesta che giungono da un altro quartiere della città, Casal Bruciato. Segno evidente di una Europa che è attraversata da ideologie che inneggiano alla chiusura e al sovranismo e che alla vigilia delle elezioni europee del 25 e 26 maggio, sta facendo i conti con una campagna elettorale dai toni sempre più duri e violenti. “Proprio oggi Roma ha vissuto episodi gravi di respingimento di una famiglia solo perché era Rom”, ha detto subito il vescovo mons. Gianrico Ruzza, nel dare il benvenuto ai partecipanti. E questo

“è un motivo di tristezza per tutti ma Roma non è così”.

Il vescovo ha infatti ricordato che la città di Roma è stato il luogo dove sono stati firmati nel ’57 i Trattati che hanno portato alla costituzione della Comunità economica europeo. Ed ha aggiunto: “Dobbiamo lavorare perché il sogno della libertà e dell’unità, della accoglienza e della fraternità non si spenga mai. Può essere diventato un sogno appesantito. Per alcuni addirittura un incubo. Dobbiamo pregare perché questo sogno torni a vivere. Diventi realtà  e possa  portare alla costruzione di una società in cui c’è spazio per tutti. In cui tutti siano accolti, amati e serviti”. Di sogno spezzato ha parlato anche il giornalista della Rai Enzo Romeo, ricordando la figura del giovane Antonio Megalizzi ucciso a Strasburgo da una pallottola sparata da un suo coetaneo “europeo ma fuorviato dall’Isis”.“Un sogno spezzato diventa per noi oggi un motivo in più per salvare l’Europa, per preservare un patrimonio spirituale e politico senza il quale il mondo sarebbe più povero”, ha detto Romeo.

Rappresentanti delle Chiese cristiane, ortodossi, protestanti, cattolici, hanno preso la parola alternandosi nelle diverse letture e riflessioni. La consapevolezza è quella di vivere in un tempo in cui le Chiese cristiane non possono più tirarsi indietro. “Il Vangelo – dice l’archimandrita Simeon Katsinas del Patriarcato di Costantinopoli  – non riguarda più solo la comunità storica di Gesù, i dodici, ma riguarda soprattutto noi, la nostra Europa. Se vuole essere veramente grande deve di nuovo rispettare i valori che la caratterizzano: la pace, il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia , dell’uguaglianza, dello stato di diritto…perché l’Europa non è una espressione geografica. L’Europa è storie, culture, popoli, appartenenze. Al plurale e plurali. E il cristianesimo l’ha fatta fiorire”. E’ il pastore Luca Negro, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, a ricordare la lunga storia dell’impegno dei cristiani per l’Europa a partire dall’Assemblea ecumenica di Basilea nel 1989 fino alla firma della Charta Oecumenica  a Strasburgo nel 2001. “Noi oggi qui siamo riuniti come quei pellegrini di cui parlavano gli Atti a Gerusalemme, che vengono da tante parti e da tante esperienze” per domandare “ una rinnovata potente effusione del suo Spirito, da condividere con tutti i popoli dell’Europa”, ha detto padre Federico Lombardi. “Un nuovo soffio di fede, che spezzi la chiusura di un orizzonte esclusivamente terreno, che si fa più confuso e oscuro, bloccato da tante paure, e lo riapra verso Dio, verso la sua misericordia e il suo amore”.

Il mondo ha bisogno di una Europa unita e fraterna. E’ Rola di Homs, città della Siria, a dirlo raccontando la sua esperienza. 20 anni, è giunta a Roma grazie ai corridoi umanitari attivati dal Libano dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Fcei che hanno impedito a lei e alla sua famiglia di imbattersi in viaggi terribili a bordo di barconi. A Homs Rola ha perso tutto: la casa, gli amici, una vita. “La guerra ha rovinato tutto”, dice e ringrazia l’Italia e l’Europa per averle dato la possibilità oggi di ricominciare a vivere.

“Ho paura – confida – quando sento parlare di chiudere le frontiere”.

E conclude: “Spero che l’Europa sia sempre una terra dove si possa sognare e costruire un futuro  Grazie per avermi dato questa seconda possibilità”.

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