Donne nella Chiesa, cinquanta giorni per “restare, alzarsi, cambiare”

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Irene Argentiero

È il primo giorno della settimana, ma per Maria di Magdala quello è solo il primo giorno dopo la sepoltura del Maestro. Quando ancora è buio, col cuore e gli occhi gonfi di tristezza va al sepolcro e scopre che la grande pietra era rotolata via. La tristezza si fa ancora più grande. Solo poche ore prima era lì, ai piedi della croce, gli occhi fissi a quel corpo e a quel volto martoriati dal supplizio. Lo aveva visto morire. Senza poter fare nulla per salvarlo. E ora non aveva neppure più un corpo da bagnare con le sue lacrime. Corre subito dai discepoli, per raccontare quello che aveva visto. Pietro e Giovanni di corsa raggiungono il sepolcro. Pietro, il razionale, analizza meticolosamente la scena. Giovanni, l’istintivo, vede e crede. In verità, come si legge nella pagina di Vangelo che viene proclamata a Pasqua, i due non avevano le idee molto chiare sul fatto che Gesù “doveva risorgere dai morti”. Il Vangelo di Pasqua finisce qui. Ma poi, che succede? A questo punto i due che fanno? Basta continuare a leggere il capitolo 20 di Giovanni per sapere che “i discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa” (Gv 20.10).

Quello che qualcuno etichetta frettolosamente come “chiacchiere di donne”, in realtà è il racconto del fatto che ha cambiato per sempre la storia dell’umanità. Un racconto che coinvolge tutti, uomini e donne. Un racconto che si arricchisce sempre più di particolari lungo i 50 giorni che portano alla Pentecoste e che quest’anno approda anche in rete e sui canali social di Facebook e Instagram, grazie a 50 donne.

“bleiben erheben wandeln” – letteralmente “rimanere, alzarsi, cambiare” – è il titolo scelto per il blog che un gruppo di giovani teologhe del Tirolo (Austria) ha lanciato il giorno di Pasqua e al quale hanno dato la loro adesione anche donne tedesche, svizzere, sudtirolesi e latinoamericane. L’iniziativa – che col passare dei giorni sta raccogliendo sempre più consensi – nasce per dare voce alle donne nella Chiesa e per sollecitare una reale valorizzazione del carisma femminile all’interno della Chiesa stessa. Donne che vogliono “rimanere” nella Chiesa, in cui sentono di essere radicate, ma che desiderano anche “alzarsi” – e far sentire la loro voce – per “cambiare”, per promuovere insieme agli uomini quel cambiamento che è sinonimo di crescita e che da sempre fa parte della tradizione della Chiesa. Donne che desiderano “giocare in squadra” con gli uomini, certe che questo sarebbe un arricchimento per tutti.

“Forse una Chiesa in cui alle donne è riconosciuta la stessa dignità degli uomini non sarebbe una Chiesa migliore – sottolinea la teologa austriaca Sigrid Rettenbacher, nel primo contributo pubblicato sul blog -. Ci sarebbero ancora clericalismo, egoismo, varie forme di abusi, difesa del proprio potere e dei propri interesse. Ma sarebbe sostanzialmente una Chiesa più giusta”.

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