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Papa in Bulgaria: messa a Sofia, “lottare per il bene comune, servitori dei poveri”

Dio chiama, Dio sorprende perché Dio ama. L’amore è il suo linguaggio”. Ne è convinto il Papa, che nella Messa a Sofia, ultimo appuntamento pubblico della sua prima giornata del viaggio apostolico in Bulgaria e Macedonia, ha invitato ciascuno delle migliaia di fedeli che affollano piazza Kniaz Alexandar I a “sintonizzarsi sulla stessa lingua: ‘Mi ami?’”. “Pietro accoglie l’invito e, dopo tanto tempo passato con Gesù, capisce che amare vuol dire smettere di stare al centro”, ha commentato Francesco: “Adesso non parte più da sé, ma da Gesù: ‘Tu conosci tutto’, risponde. Si riconosce fragile, capisce che non può andare avanti solo con le sue forze. E si fonda sul Signore, sulla forza del suo amore, fino alla fine”.
“Questa è la nostra forza che ogni giorno siamo invitati a rinnovare: il Signore ci ama”, l’annuncio del Papa: “Essere cristiano è una chiamata ad avere fiducia che l’Amore di Dio è più grande di ogni limite o peccato”. “Uno dei grandi dolori e ostacoli che sperimentiamo oggi non nasce tanto nel comprendere che Dio sia amore, ma nel fatto che siamo arrivati ad annunciarlo e testimoniarlo in modo tale che per molti questo non è il suo nome”, la tesi di Francesco: “Dio è amore che ama, si dona, chiama e sorprende. Ecco il miracolo di Dio, che fa delle nostre vite opere d’arte se ci lasciamo guidare dal suo amore.
Tanti testimoni della Pasqua in questa terra benedetta hanno realizzato capolavori magnifici, ispirati da una fede semplice e da un amore grande. Offrendo la vita, sono stati segni viventi del Signore, sapendo superare con coraggio l’apatia e offrendo una risposta cristiana alle preoccupazioni che si presentavano loro”.

“Oggi siamo invitati a guardare e scoprire quello che il Signore ha fatto nel passato per lanciarci con Lui verso il futuro, sapendo che, nel successo e negli errori, tornerà sempre a chiamarci per invitarci a gettare le reti”, l’invito finale: “Quello che ho detto ai giovani nell’Esortazione che recentemente ho scritto, desidero dirlo anche a voi. Una Chiesa giovane, una persona giovane, non per l’età ma per la forza dello Spirito, ci invita a testimoniare l’amore di Cristo, un amore che incalza e ci porta ad essere pronti a lottare per il bene comune, servitori dei poveri, protagonisti della rivoluzione della carità e del servizio, capaci di resistere alle patologie dell’individualismo consumista e superficiale. Innamorati di Cristo, testimoni vivi del Vangelo in ogni angolo di questa città. Non abbiate paura di essere i santi di cui questa terra ha bisogno, una santità che non vi toglierà forza, vita o gioia; anzi, proprio al contrario, perché giungerete voi e i figli di questa terra ad essere quello che il Padre sognò quando vi creò. Chiamati, sorpresi e inviati per amore!”.