Venezuela: attaccata una chiesa a San Cristóbal con gas lacrimogeni, l’indignazione del vescovo Moronta

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Si aggrava il bilancio della repressione governativa in Venezuela, di fronte alle pacifiche manifestazioni che si sono succedute ieri in tutto il Paese. Secondo il Foro penale venezuelano, la seconda giornata di protesta ha fatto aumentare a 168 le persone arrestate. Sette giornalisti sono stati o aggrediti o feriti. Nelle proteste di martedì era morto ad Aragua un giovane ventiquattrenne. Un grave episodio è accaduto ieri pomeriggio a San Cristóbal. Un gruppo di guardie nazionali bolivariane, come denuncia in una nota il vescovo, mons. Mario Moronta, ha fatto irruzione nella chiesa di Nostra Signora di Fatima, quando stava finendo la celebrazione dell’eucaristia. Prima due guardie sono entrate in motocicletta in chiesa. Poi, dopo che il parroco, padre Jairo Clavijo, è sceso dal presbiterio per tentare di farle uscire, sono arrivate altre 40 guardie che hanno tentato di entrare in chiesa, guidate da un comandante di nome Ochoa. Ne è nata una discussione e le guardie hanno lanciato dentro la chiesa bombe lacrimogene. La nota della diocesi spiega che si è poi riusciti a far defluire i fedeli. Una religiosa si è sentita male.

Scrive mons. Moronta: “Si tratta di un evento di somma gravità e di un attacco contro la chiesa cattolica. Ritengo responsabile di quanto accaduto il menzionato generale Ochoa, così come le autorità militari della regione, per questo vile evento, rispetto al quale c’è stata intenzionalità da parte degli assalitori, che non hanno il minimo rispetto per la dignità umana e nessun timore di Dio. La diocesi prenderà i provvedimenti del caso e agirà nel modo che si riterrà più opportuno”.

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