Comunanza, le novità riguardanti il Museo Sistino

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COMUNANZA – Il museo è ospitato nei suggestivi ambienti di Palazzo Pascali e conserva opere di oreficeria tra cui spiccano un reliquiario a tempietto del secolo XVI e una croce astile del secolo XVIII con un Cristo del sec. XIV attribuito all’orafo ascolano Pietro Vannini. Di grande fascino il calice in argento del sec. XVIII opera di un argentiere romano con i tre Santi seduti sul piede. Tra le opere pittoriche si segnala una Madonna della cintola (sec. XVII) e il San Liborio di Giuseppe Ghezzi (1634-1721), artista originario di Comunanza, ma attivo a Roma, dove fu principe dell’accademia romana di San Luca ed amico della regina Cristina di Svezia. Infine le Stazioni della Via Crucis del secolo XVIII dipinte ad olio; tre di esse sono state rinvenute di recente a seguito di un furto.

Paola Di Girolami, direttrice dei Musei Sistini afferma: “Per ciò che concerne le aperture al pubblico, oltre a quelle consuete nei tre periodi canonici ormai consolidati di Natale, Pasqua e periodo estivo, sono state incrementate anche durante la settimana grazie all’apporto dell’operatore del progetto a valere del Servizio Civile Nazionale gestito dal Bim quale Ente proponente e gestore denominato “Musei dei Borghi Piceni“. La promozione delle aperture del museo è stata sicuramente più efficace grazie all’intensificazione del rapporto di formazione con i due operatori museali la cui proficua collaborazione ha portato ad un incremento degli eventi realizzati, come i diversi laboratori per i bambini, ma anche una promozione più capillare e intensa nel territorio anche nelle strutture ricettive. Essi hanno approfondito lo studio delle varie opere d’arte ai fini di poter effettuare una sempre più accurata visita guidata. Verranno potenziati i rapporti con le scuole, con gli insegnanti e con i catechisti per promuovere al meglio i vari laboratori a tema sacro. Infine nonostante i vari tentativi intercorsi, non è stato possibile ricollocare nella sua sede originaria della chiesa di Santa Caterina, il fonte battesimale, attualmente collocato presso il Convento delle Benedettine di Amandola, chiuso a causa dei danni del terremoto”.

A riguardo delle novità per il 2019 la Di Girolami dichiara: “E’ stata recentemente individuata presso la chiesa di San Francesco (attualmente chiusa per i danni dovuti al sisma n.d.r.), una scultura in stucco raffigurante la Madonna con il Bambino realizzata probabilmente dalla bottega di Simone De Magistris. La collocazione attuale non consente un’analisi più dettagliata dato che è posta molto in alto ma l’opera appare del tutto simile a quella restaurata e collocata nel Museo di Force, conosciuta fino a questo momento come unica opera scultorea di Simone. Analogamente a quanto accaduto a Force, anche nei riguardi di quest’opera si vorrebbe procedere al restauro, per il quale si stanno individuando delle risorse e alla conseguente collocazione nel Museo di Arte Sacra. Nel caso in cui venisse confermata anche per quest’opera l’attribuzione alla bottega del De Magistris, essa attesterebbe la presenza di una bottega consolidata nella zona, notizia a cui si potrebbe dare grande risalto attraverso forme di promozione da individuare insieme con l’Amministrazione Comunale e alla Soprintendenza regionale.

Si procederà poi anche al consolidamento dell’affresco raffigurante S. Francesco presente nella omonima chiesa, il quale non ha subito danni dal terremoto, ma risulta comunque molto ammalorato dal tempo; quest’intervento sarà finanziato da un comitato di cittadini che ha già espresso la volontà di intervenire in tal senso. Si provvederà quindi alle relative autorizzazioni di competenza alla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio delle Marche per avviare e concludere i lavori.

Infine, su richiesta dell’Amministrazione Comunale si procederà ad avviare le pratiche affinché possa essere portato a Comunanza un primo nucleo di materiale archeologico sito attualmente nei musei archeologici statali di Ancona e Ascoli Piceno nonché nei depositi della Soprintendenza archeologica delle Marche per essere esposto nel locale museo di arte sacra”.

 

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