Attentati in Sri Lanka. Card. Ranjith: “Il massacro poteva essere evitato”

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Patrizia Caiffa

Sono i giorni del dolore per la violenza insensata che ha colpito la comunità cattolica dello Sri Lanka, un milione e mezzo su circa 21 milioni abitanti. Il cardinale Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo, sta celebrando da ieri i funerali di oltre 250 cattolici (su un totale di 359 vittime, tra cui molte decedute in ospedale per le ferite gravissime) morti durante gli attentati di Pasqua nelle due chiese cattoliche di Sant’Antonio e San Sebastiano, una chiesa protestante e tre hotel di lusso tra Negombo, Colombo e Batticaloa. Per ragioni di sicurezza è stato deciso di non fare una unica celebrazione di massa ma tanti funerali, presieduti anche dai vescovi ausiliari. “Finora abbiamo celebrato dieci funerali, saremo impegnati fino a giovedì”, dice durante gli spostamenti da una chiesa all’altra. Tra ieri e oggi sui media internazionali stanno circolando i video delle telecamere a circuito chiuso che hanno ripreso i kamikaze poco prima di farsi esplodere: nella chiesa di San Sebastiano a Negombo e nella sala per le colazioni dell’hotel Shangri-la, uno dei più lussuosi e ricercati di Colombo. Le forze dell’ordine hanno identificato 8 kamikaze su 9, molti avevano studiato all’estero e avevano legami internazionali. Sono state arrestate 60 persone sospettate di avere un ruolo nell’organizzazione degli attentati. Ma la notizia più grave, che sta trapelando in queste ore, è che alti funzionari dell’intelligente srilankese avrebbero nascosto deliberatamente le informazioni sulla possibilità di un attacco.

“E’ un fatto gravissimo – commenta al Sir il cardinale Ranjith -, vuol dire che il massacro poteva essere evitato”.

Foto St Sebastian church, Negombo

Quindi oltre al dolore c’è anche tanta rabbia?

Sì ma cosa possiamo fare? Se le agenzie di sicurezza locali non fanno bene il loro dovere a chi dobbiamo rivolgerci?

Cosa chiedete ora al governo?

Chiediamo che siano indagati tutti i possibili fattori. E che tutti i responsabili siano arrestati e puniti secondo la legge del Paese.

Si è chiesto perché è stato colpito proprio lo Sri Lanka, un Paese in pace da 10 anni? E’ stata avanzata l’ipotesi di una ritorsione per il massacro nelle moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, compiuto da un suprematista australiano.

Sono teorie. Il viceministro della Difesa lo ha detto in Parlamento ma non ci credo. Il massacro di Christchurch non ha niente a che fare con noi. Allora avrebbero dovuto fare una ritorsione nel Paese di provenienza di quell’attentatore. Lo Sri Lanka non c’entra niente. Secondo me sono le mosse di alcune agenzie internazionali interessate a mettere i piedi nel nostro Paese. Utilizzano questo gruppo terrorista per spaventarci e realizzare i loro obiettivi.

Teme che questi fatti possano mettere a rischio la convivenza pacifica tra le religioni buddista, cristiana, indù e musulmana?

No, questi non sono islamici ma terroristi che sfruttano il nome dell’Islam. Non esistono problemi tra le religioni, è una questione politica internazionale.

Pensa che potrebbero essere coinvolti altri governi?

Si, si tratta di

interessi geopolitici di certi gruppi che possono essere parte di questa mossa.

Lo Sri Lanka è vicino al subcontinente indiano. E’ un Paese situato geograficamente molto bene per gli interessi geopolitici ed economici. Forse questo gruppo di terroristi fa il mestiere per conto di qualcun altro. E’ terribile.

Dopo i giorni del lutto come ripartirà la comunità cattolica? Come aiuterete le famiglie delle vittime?

La comunità cattolica è distrutta, dovremo lavorare molto con loro. Cercheremo di stare vicino alle persone con la preghiera e con l’aiuto. Una volta terminate tutte le sepolture vedremo cosa fare.

Cosa chiede ora ai suoi connazionali?

Chiedo ai miei connazionali di non farsi prendere in giro, di non attaccare nessuno,

rendere giustizia alle vittime, mantenere l’armonia e lavorare per una pace duratura nello Sri Lanka.

Vuole fare anche un appello alla comunità internazionale?

Non venga a mescolarsi alle politiche nazionali ma rispetti il nostro Paese e le nostre scelte. E ci aiuti dove è necessario.

Papa Francesco ha parlato di voi all’Angelus di domenica scorsa…

Sì abbiamo visto e sentito. Siamo molto grati al Papa per questo appello.

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