FOTO Pienone al Cristo Morto di Monteprandone, il sindaco: «Per noi è un tratto d’identità collettiva»

Condividi questo articolo sui social o stampalo

MONTEPRANDONE – Monteprandone si tinge di rosso per celebrare il suo Cristo Morto. Novità di grande impatto per uno dei riti più sentiti dalla popolazione locale. Grazie ad un nuovo impianti di luci Led (dai colori facilmente intercambiabili) alcuni punti strategici del borgo si sono tinti del colore liturgico della Passione di Gesù.

Nuove colorazioni, stessa immutata Fede, con centinaia e centinaia di persone che – nella serata del Venerdì Santo – hanno partecipato alla Via Crucis, al seguito della meravigliosa bara artistica, di cui quest’anno si celebra il 160esino anno di “attività”. A guidare il rito, i sacerdoti don Gianluca Pelliccioni e don Gianni Croci. Tra musica sacra e tappe di preghiera, c’è stato un momento di memoria dedicato a tutti i defunti, con un ricordo particolare alla figura di don Armando Alessandrini, storico parroco di S. Niccolò, a 20 anni dalla morte.

Al termine della processione, rientrati nella chiesa di S. Niccolò, proprio il direttore della Caritas Diocesana ha tenuto una toccante riflessione sul tema del Cristo Morto di quest’anno, ossia “Con Cristo, costruttore di ponti!”. Poi la solenne benedizione, preceduta dai sentiti ringraziamenti di don Gian Luca: «Grazie a tutti i portatori, deputati, confratelli, banda, bambini, pie donne, vergini delle spade, amministrazioni comunali, forze dell’ordine, preposti, sacerdoti, religiosi e religiose, artisti, collaboratori e tutte le famiglie di Monteprandone che, nel tempo, fino ad oggi si sono avvicendati diventando “mattini” di quest’opera comune che è la Chiesa!».

Presenti in processione autorità militari e civili, come il consigliere regionale Fabio Urbinati ed il sindaco Stefano Stracci. Quest’ultimo, arrivato al termine del suo mandato amministrativo, parla con entusiasmo del Cristo Morto nel cuore del borgo: «Una tradizione plurisecolare che per noi monteprandonesi non ha soltanto una valenza religiosa, ma rappresenta un tratto d’identità. Qui, una volta l’anno, anche coloro che non abitano più a Monteprandone, tornano  appositamente perché questo è il momento in cui ci si raccoglie intorno ad una Fede – conclude Stracci – ma anche intorno ad un senso d’appartenenza, ad una comunità»

Condividi questo articolo sui social o stampalo

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *