“Aperti al Mab”. Una settimana per riscoprire musei, archivi e biblioteche ecclesiastici

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Giovanna Pasqualin Traversa

Una settimana per mostrarsi al pubblico, farsi conoscere e valorizzare il rapporto unico che li lega al territorio e alla comunità locale. Dal 3 al 9 giugno si svolgerà in tutta Italia l’iniziativa nazionale “Aperti al Mab. Musei archivi biblioteche ecclesiastici”, una sorta di Open week con l’obiettivo di rilanciare il ruolo svolto da ogni istituto culturale sul territorio e nei confronti della sua comunità. A promuovere il progetto l’ Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Cei insieme all’Associazione musei ecclesiastici italiani (Amei), all’Associazione archivistica ecclesiastica (Aae) e all’Associazione dei bibliotecari ecclesiastici italiani (Abei), con il patrocinio del coordinamento MAB-Italia Musei archivi biblioteche e in collaborazione con l’International archives day e con le Giornate nazionali dei musei ecclesiastici.

“È la prima settimana che lanciamo a livello nazionale. Vogliamo dire che ci siamo”.

A spiegarlo al Sir è don Valerio Pennasso, direttore del suddetto Ufficio Cei. “Partita inizialmente come proposta per gli archivi ecclesiastici – ad oggi sono oltre 140 quelli che hanno già aderito – abbiamo successivamente colto l’opportunità di estendere l’iniziativa anche a musei e biblioteche. Nel progetto, oltre a noi, sono coinvolte anche le associazioni di categoria: Amei, Aae e Abei, convinte dell’importanza di avere una ‘vetrina’ attraverso la quale tutti gli istituti che sono sulla piazza possano presentarsi insieme, aprirsi al pubblico e anche tra loro”.

Sono 1.684 gli istituti culturali (musei, archivi e biblioteche) registrati all’interno dell’anagrafe degli istituti culturali ecclesiastici presente su BeWeb, la pagina dedicata dell’Ufficio nazionale guidato da don Pennasso. Tra questi si contano 851 archivi (208 diocesani e 643 non diocesani); 545 biblioteche (149 diocesane e 396 non diocesane); 288 musei (205 diocesani e 83 non diocesani).

Il direttore ritiene che saranno almeno 250 gli istituti che dichiareranno la propria disponibilità ad aperture straordinarie, visite guidate, mostre, seminari e convegni, singolarmente o in accordo tra loro, in quella settimana di giugno. In concreto, dovranno accedere alla scrivania virtuale a disposizione degli uffici di tutte le diocesi, inserire una notizia e dichiarare la propria disponibilità. La notizia verrà quindi pubblicata sulla sezione dedicata di Beweb e comparirà tra le news della settimana 3–9 giugno, mente l’istituto verrà contestualmente collocato su una cartina interrogabile. Chiunque potrà accedere alla banca dati per consultare gli istituti disponibili, georeferenziati e con la descrizione delle iniziative in programma che gli stessi istituti potranno implementare.

Il 22 e 23 marzo l’Ufficio Cei ha promosso ad Assisi il seminario #BeStories rivolto a giovani legati alla cultura e all’arte di strada. Un’iniziativa, ci spiega ancora don Pennasso, “legata alla proposta dei social per i beni culturali, al desiderio che musei archivi e biblioteche si presentino con gli hashtag #BeStories e #ApertiAlMab per raccontare le storie di quei beni attraverso immagini o esperienze vissute dalle persone e postate su Instagram o Facebook con i nostri due profili #BeWebOfficial (legato a Instagram) e #BeWeb”. E se la campagna di “ApertialMab” verrà lanciata da questa settimana, un primo avvio c’è già stato ad Assisi. Don Pennasso pensa ad un percorso di avvicinamento “attraverso le storie che raccoglieremo in queste settimane e quelle che attiveremo con gli incaricati delle diocesi e i responsabili dei beni culturali”.

L’appuntamento di giugno verrà inaugurato lunedì 3 da un evento a Roma.Durante la mattina, spiega il sacerdote, “il giornalista de L’Espresso Luigi Badaloni ci aiuterà a comprendere che cosa significa comunicare. Avremo la possibilità di approfondire precedentemente con lui le modalità di comunicazione dei nostri siti per poterli rilanciare con alcune iniziative proprio a partire da quella giornata e con l’Associazione italiana di public history”. Nel pomeriggio, laboratori (50-60 partecipanti) su narrazione e comunicazione del patrimonio attraverso esperienze concrete che musei, archivi e biblioteche potranno offrire e condividere.

Don Pennasso evidenzia inoltre lo stretto legame beni culturali – territorio: “Sono spazi di valore spirituale, storico e culturale. Nascono dal territorio, dalle persone; tanto più i beni ecclesiastici. Sono le persone ad averne avuto necessità per la liturgia quotidiana o delle grandi solennità, o per esprimere un legame di particolare devozione a un santo. Custodiscono un valore affettivo e di memoria che diventa ancora più significativo quando vengono a mancare.

Per le comunità colpite dai terremoti la deprivazione della chiesa diventa un urlo.

Questo ci fa comprendere quanto i beni siano importanti anche se rischiamo di rendercene conto solo quando vengono a mancare. Nostro compito è far riemergere questa relazione che rende più coesa una comunità”. Un legame non solo ad intra: “Comuni e amministrazioni riconoscono nei nostri beni un elemento identitario che li qualifica. Del resto – conclude -, l’attenzione e la tutela dello Stato italiano nei confronti del patrimonio ecclesiastico è un riconoscimento di quest’ultimo come

un valore per l’intera nazione”.

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