Famiglia: altra occasione persa…

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Stefano De Martis

Stavolta sembrava davvero possibile che le forze politiche riuscissero finalmente a convergere sulle politiche per la famiglia e il sostegno alla natalità. Le mozioni presentate alla Camera dai partiti di maggioranza e opposizione contenevano molti elementi comuni. Sull’idea di un assegno universale che razionalizzasse e unificasse gli interventi finora dispersi in tante misure si erano registrate aperture molto interessanti. Si era arrivati addirittura a ipotizzare una mozione unitaria e invece, al dunque, tutto è saltato. Al momento di esprimersi in Aula ognuno ha votato la propria mozione. È passata, ovviamente, quella presentata dalla maggioranza giallo-verde, approvata dal governo che invece ha espresso parere negativo su tutte le altre. Sulla famiglia, insomma, ci si continua a dividere anche se tutti, almeno a parole, si dicono convinti della necessità di interventi concreti e urgenti. Davanti a questa ennesima occasione mancata è impossibile non pensare che la campagna elettorale per le europee abbia condizionato in modo decisivo i comportamenti parlamentari.
Resta l’impegno dell’esecutivo, ribadito anche a Montecitorio, di varare una riforma organica delle politiche di sostegno alla famiglia. È un impegno importante e anche chi non si ritrova nelle forze dell’attuale maggioranza non può non augurarsi che alle parole seguano i fatti. I recenti dati dell’Istat e dell’Ocse hanno confermato ancora una volta che l’Italia è ultima in Europa per tasso di fecondità e prima per indice di vecchiaia e che il nostro assetto fiscale “maltratta” la famiglia con figli.
Per adesso nel Documento di economia e finanza, in cui il governo ha tracciato le linee generali per la prossima legge di bilancio, ci sono soltanto propositi molto generici. Ma non è soltanto questione di misure specifiche, che pure sono assolutamente necessarie. È il quadro complessivo che deve essere orientato in senso favorevole alla famiglia, altrimenti si rischia di dare da una parte e togliere dall’altra. Un esempio viene dal Reddito di cittadinanza, un provvedimento sociale su cui il governo ha effettuato un investimento di risorse senza precedenti. Ebbene, il Rdc non è stato parametrato per sostenere adeguatamente la famiglia con figli. Anzi. È stato persino necessario introdurre dei controlli specifici per cercare di evitare le separazioni coniugali fittizie, dato che l’impianto della misura le avrebbe teoricamente rese vantaggiose. Un pericolo analogo, in assenza di correttivi ben congegnati, viene segnalato anche a proposito della “flat tax”, prefigurata nel Def sia pure come indicazione di massima.
C’è poi un discorso più generale da fare e cioè che, al di là degli interventi ad hoc, le famiglie italiane hanno bisogno di un Paese con i conti in ordine, che sia capace di crescere anche economicamente e di creare lavoro. Senza questo contesto non ci sono sussidi che tengano.

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