Sorelle Clarisse: “Dio non giudica, non condanna, non addita ma ci apre sempre nuove possibilità di vita”

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DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

Un mirabile costruttore di strade: è così che, la prima lettura tratta dal libro del profeta Isaia, ci presenta il nostro Dio. Un Dio che «aprì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti…per far uscire il suo popolo dall’Egitto». Un Dio che ci promette «aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa…per dissetare il mio popolo, l’eletto».
Ancora una strada, quella che Gesù, come leggiamo nel vangelo, “apre” alla donna adultera condotta davanti a lui dagli scribi e dai farisei. Nessuna condanna, ma la possibilità di un riscatto, di una nuova dignità, di un nuovo inizio: «…va’ e d’ora in poi non peccare più».
Gesù non “nasconde” il peccato della donna, non fa finta che non sia successo nulla, ma “scommette” sul suo futuro, sulla sua possibilità di bene. Non la schiaccia con le pietre, così come avevano intenzione di fare i suoi accusatori, ma la rimette in cammino, le apre una strada, la possibilità di iniziare una relazione con Lui, l’opportunità di abbandonare il peccato e il passato per protendersi verso una proposta di amore gratuito.
E’ la strada che percorre Paolo, ce lo dice lui stesso nella lettera ai Filippesi: «…dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la meta…». La meta è proprio l’intimità e la profondità di una conoscenza, di una esperienza, della relazione con quel Gesù Cristo da cui Paolo è stato letteralmente conquistato, per il quale, ogni giorno, vale la pena «lasciare indietro tutto». «Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui».
«Queste cose» sono, per Paolo, l’essere «ebreo figlio di Ebrei», fariseo, zelante persecutore della Chiesa, irreprensibile osservante della Legge. Tutto quanto per lui poteva essere stato motivo di vanto è ora spazzatura, meno che niente di fronte alle grandi cose che il Signore ha operato e continua ad operare nella sua vita, cose che gli permettono, sempre più e sempre meglio, di «conoscere Cristo, la potenza della sua resurrezione, la comunione alle sue sofferenze…», la conformazione alla sua morte, «nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti».
E’ la speranza “certa” di una esistenza che va al di là della Legge, al di là del sentirsi giusti e perfetti o ingiusti e imperfetti, perché chiede di essere vissuta nella logica di un incontro, l’incontro con il Dio che non giudica, non condanna, non addita ma ci apre sempre nuove possibilità di vita.

 

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