Giovani in Europa: ripartire “dal basso” si può

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Paolo Bustaffa

Poco o nulla si può capire della politica, dell’economia e della società di un qualsiasi Paese membro dell’Ue senza conoscere le istituzioni comunitarie e il loro funzionamento: lo affermano in un forum su “Aggiornamenti sociali” di marzo, tre giovani del progetto Erasmus provenienti da Italia, Polonia e Germania. È, la loro, una consapevolezza non molto diffusa.

Dopo la partecipazione a un workshop internazionale sull’Ue una ragazza aggiunge: “Sono molto più attenta alle vicende europee e rifletto sulla politica in generale e non mi sembra di essere la sola, la mia impressione è che sempre più giovani comincino a riflettere, almeno su alcuni temi come le questioni legate alla protezione dell’ambiente”.

La manifestazione “Fridays for Future” del 15 marzo in 1.769 piazze del mondo ha confermato questa “impressione”.

I tre giovani Erasmus – Tommaso Sacconi, Kinga Senczyk, e Anna Maria Bindi – conoscono le difficoltà del cammino comunitario e richiamano l’urgenza di un suo ripensamento. Tuttavia, prendendo le distanze da euroscetticismo ed europessimismo, uno di loro scrive: “Con la conoscenza reciproca, l’arricchimento e la contaminazione, a volte ho la sensazione che la mia generazione stia costruendo l’Unione europea ‘dal basso’, che lo scambio ad esempio che si può vivere nelle università europee ci aiuti a capire che facciamo parte di una stessa civiltà”.

I tre partecipanti al forum di “Aggiornamenti Sociali” pongono, quindi, sul tavolo il tema della comunicazione denunciando che, nonostante gli sforzi della macchina informativa istituzionale, l’Ue rimane una sconosciuta.

Rimane, cioè, qualcosa di lontano, di estraneo e, forse, anche di ostile alla vita di un cittadino europeo che il più delle volte si accontenta dei titoli gridati, dei luoghi comuni, delle facili battute.

Eppure l’informazione e la conoscenza oltre che un diritto dovrebbero essere un dovere.

Questione di responsabilità… I giovani rispondono con la scelta di due strade maestre: quella che li porta dentro le città europee e quella che li porta dentro la casa comune europea.

L’Erasmus, le scuole, le università, il Servizio Volontario Europeo da un lato, il digitale dall’altro sono percorsi irrinunciabili per capire, valutare e decidere.

I ventenni che consumano le suole delle scarpe, i tasti del pc e dei social, le pagine di un libro, sono ancora pochi ma il numero è destinato a crescere perché sul futuro dell’Europa unita le loro idee sono chiare.

Emerge la volontà di ripartire “dal basso” per costruire un’Unione europea che abbia le radici nel “sogno dei padri”, anzi dei nonni, e abbia rami robusti per sostenere il “sogno dei nipoti”.

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