Venezuela: i vescovi condannano “tutti i crimini contro l’umanità, commessi sotto l’occhio compiacente delle autorità”

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I vescovi del Venezuela, in un messaggio al “popolo di Dio e alle persone di buona volontà in Venezuela” condannano tutti “i crimini contro l’umanità” e il mancato rispetto dei diritti umani “commessi nella nostra patria sotto l’occhio compiacente delle autorità”. Tra questi: “l’assassinio e la repressione degli indigeni pemones e delle altre etnie nel sud del Paese”; “la deportazione forzata di colombiani e venezuelani” quando “nel 2016 venne chiuse la frontiera con argomenti poco credibili; l’incarcerazione o altre gravi privazioni della libertà fisica in violazione delle norme fondamentali; la tortura contro i detenuti per motivi politici; l’imposizione intenzionale di condizioni di vita come la privazione dell’accesso ad alimenti e medicine; la sparizione forzata di persone tramite detenzione e sequestro da parte dello Stato, con la sua autorizzazione, appoggio o acquiescenza, negando poi informazioni sulla situazione e il luogo di reclusione”. Nel messaggio, firmato da monsignor José Luis Azuaje Ayala, arcivescovo di Maracaibo e presidente della Conferenza episcopale, insieme ai due vicepresidenti e al segretario generale, viene riaffermata “la dignità della persona umana e i suoi diritti inalienabili”. Perciò richiamano le forze armate nazionali a svolgere “il loro compito a favore del popolo” e “al servizio esclusivo della nazione e non di una persona o di una parzialità politica”, come previsto dalla Costituzione. “Non farlo – sottolineano – è un peccato gravissimo e una mancanza contro la legge”.  I vescovi si dicono anche “profondamente preoccupati” per i “frequenti black out di energia elettrica a livello nazionale” che hanno inasprito la crisi alimentare e sanitaria e “la mancanza di acqua potabile” in diverse zone del Paese, che rischia di degenerare “in una situazione sanitaria catastrofica”. “Le numerose proteste dei cittadini – affermano – manifestano uno scontento generalizzato per la mancanza di risposte da parte degli organismi dello Stato. Noi ci facciamo eco del grido del popolo che chiede un cambiamento politico di fronte al peggioramento della situazione”. “L’ingovernabilità attuale – ribadiscono – affonda le sue radici nell’illegittimità del regime. E’ necessario riconoscere la legittimità giuridica e morale dell’Assemblea nazionale per intraprendere cammini di comprensione e soluzione. E’ grave, illegale e irresponsabile l’appello ai ‘collettivi’ a reprimere la popolazione quando reclama legittimamente i propri diritti fondamentali”.

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